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Lettera inviata alla Commissione Ue: non ci saranno tagli al reddito di cittadinanza e a quota 100

Il ministro Tria ha inviato la risposta a Bruxelles. Nessun riferimento alla riduzione del welfare, come nella bozza circolata e poi smentita, ma si indica in modo più generico «un programma complessivo di revisione della spesa corrente»

Alla fine la lettera per Bruxelles è partita. Il documento arriva dopo una giornata di polemiche e tensioni nel governo, con la smentita da parte del Ministero dell’Economia e Finanze delle anticipazioni diffuse da tutte le agenzie di stampa. Nelle risposta di Tria alla Commissione europea nessun riferimento a reddito di cittadinanza, tagli al welfare e quota 100. Resta un generico «il governo sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche tributarie». E un velato riferimento alla flat tax «nel rispetto degli obiettivi di riduzione del disavanzo».

Una lettera diventata un caso. Prima erano stati diffusi alcuni contenuti del testo, che annunciavano, tra l’altro, «riduzioni delle proiezioni di spesa per le nuove politiche in materia di welfare nel periodo 2020-2022», ovvero «reddito di cittadinanza e Quota 100», come spiega la bozza. Poi è insorto il M5S, che ha parlato di «scelte incomprensibili», con Luigi Di Maio che ha lamentato di non sapere nulla della lettera e chiede un vertice di maggioranza prima dell’invio a Bruxelles. E mentre il Mef smentiva i contenuti della lettera sottolineando che Tria doveva ancora inviarla, Palazzo Chigi ha fatto sapere che «la bozza di lettera da inviare alla Commissione Europea non era stata approvata dal presidente del Consiglio Conte». Fatto sta che nel testo inviato a Bruxelles sono spariti i riferimenti al taglio per le spese del reddito di cittadinanza e quota 100.

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L’Italia aveva 48 ore di tempo per rispondere alla lettera. il ministro dell’Economia Giovanni Tria aveva escluso a priori la necessità di una manovra correttiva. La Commissione Ue chiedeva spiegazioni al nostro Paese sulle previsioni di crescita su cui si basava la manovra economica perché «alla luce dei dati economici definitivi, l’Italia non ha rispettato la regola del debito nel 2018». Ora si riunirà il 5 giugno per decidere sulla possibile procedura di infrazione per debito eccessivo, già evitata a gennaio. La missiva è accompagnata da un documento di 58 pagine nel quale si esaminano i fattori rilevanti che influenzano l’andamento del debito pubblico in Italia. Vedremo se l’Ue ne terrà conto.

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