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L’ultima maglia rosa di Pantani: 20 anni fa i test che hanno distrutto un campione

A Madonna di Campiglio il Pirata viene escluso dal Giro d’Italia per valori anomali del sangue. L’inizio della fine: «Rialzarsi sarà per me molto difficile». È stato impossibile

C’è una data che è impressa nella memoria degli appassionati di ciclismo: il 5 giugno. Quel giorno, nel 1994, a Merano, Marco Pantani diventa uno dei miti delle due ruote; lo stesso giorno, nel 1999, a Madonna di Campiglio, Pantani inizia la sua discesa verso gli inferi che lo porta alla morte. Era in maglia rosa da dominatore con ben tre tappe vinte e si avviava a vincere il secondo Giro consecutivo dopo quel magico 1998, quello dell’accoppiata Giro-Tour. All’alba, però, alla sua porta della stanza d’hotel bussarono per i controlli anti-doping. Qualche ora dopo i medici dell’Uci resero pubblici i valori di concentrazione di globuli rossi: 52% contro il 50% di soglia massima.

«Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile». Il Pirata è incredulo, anzi, arrabbiato: con un pugno rompe il vetro di una finestra dell’albergo. Con la mano fasciata, circondato dai giornalisti, i carabinieri lo scortano lontano dal circo del Giro. «Credo che c’è qualcosa di strano», dice ai cronisti. La sera prima Pantani si era controllato e l’ematocrito risultava intorno ai 47/48%.

Fu di fatto quello l’ultimo, vero giorno da ciclista. Pantani fu sospeso per soli 15 giorni. Tra le perplessità e i sospetti su quel controllo, Pantani scelse di chiudersi in casa: «Sapevamo che era tutto a posto, sapevamo che sarebbero arrivati i controlli. Non mi hanno dato la possibilità di ripetere il test. È inspiegabile». Si allontanò dal ciclismo e si rifugiò nella droga. Prova a ritornare ai massimi livelli gli anni successivi. Ma non ottenendo i risultati sperati, soprattutto a causa di una situazione psicologica instabile, decide di ritirarsi definitivamente nel 2003. Il suo corpo senza vita venne ritrovato in un residence di Rimini, la sera del 14 febbraio 2004, per le conseguenze di un’overdose di cocaina e psicofarmaci. Una versione ufficiale che non ha mai convinto parenti, tifosi e amici e sulla quale ci sono ancora parecchi dubbi.

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