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Fca-Renault, ecco perché è saltato l’accordo sulla fusione

Nessuna rottura definitiva, le intenzioni del gruppo presieduto da John Elkann non mutano anche se, al momento, le nozze saltano: «È divenuto chiaro che in Francia non vi sono attualmente le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo»

Fca ritira la proposta di fusione con Renault. Dopo che per ben due volte il cda della casa francese non è stato in grado di prendere una posizione netta sulla proposta presentata da Fca, il gruppo presieduto da John Elkann ha deciso di far saltare la trattativa. «È divenuto chiaro che in Francia non vi sono attualmente le condizioni politiche perché una simile fusione proceda con successo», benché il gruppo italiano resti «fermamente convinto della stringente logica evolutiva di una proposta che ha ricevuto ampio apprezzamento sin dal momento in cui è stata formulata e la cui struttura e condizioni erano attentamente bilanciati al fine di assicurare sostanziali benefici a tutte le parti».

Il nuovo schema non è stato però sufficiente per superare gli ostacoli politici. Renault ha fatto sapere che il board «non è stato in grado di prendere una decisione a causa della richiesta manifestata dai rappresentanti dello Stato di posticipare il voto a un altro consiglio». Equilibri politici, dunque, condizionati dalle dichiarazioni del ministro francese dell’Economia Le Maire che ha chiesto al gruppo di non avere fretta a chiudere e sottolineando ancora che ci sono condizioni da rispettare, nell’interesse di Renault e della Francia. «Prendetevi il tempo per fare le cose bene. Si tratta di un’operazione importante, che mira a creare un campione mondiale dell’automobile: nessuna fretta. Ci sono delle condizioni, e queste condizioni sono state fissate sin dall’inizio», ricordando la necessità della presenza di una sede operativa in Francia, della rappresentanza dello Stato francese nel consiglio di amministrazione della futura entità e delle garanzie per i siti industriali e l’occupazione.

Le molte cautele del governo francese, e l’ostilità del partner giapponese (Nissan), hanno fatto saltare un’operazione che avrebbe portato alla nascita del terzo gruppo automobilistico mondiale con 15 milioni di auto vendute l’anno. Secondo Bloomberg e Wsj, i due rappresentanti di Nissan nel consiglio di amministrazione di Renault avrebbero appunto ritirato l’appoggio alla proposta di fusione presentata da Fca, alimentando i dubbi sull’impegno di Nissan a salvaguardare l’alleanza con Renault se la fusione andasse avanti. Per questo lo stato francese avrebbe chiesto di posticipare il voto.

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Dopo che la notizia è esplosa sui mercati finanziari, è arrivata la posizione ufficiale del gruppo francese, che in una nota si è smarcata da quella del governo parigino. Nella nota di Renault si esprime infatti «disappunto per non poter continuare a perseguire la proposta avanzata da Fca» che costituiva un’opportunità e aveva «un’avvincente logica industriale e un grande merito finanziario». L’operazione, sottolinea la casa francese, avrebbe portato a «un gigante dell’auto con base in Europa».

Resta da capire se il negoziato è definitivamente tramontato o ci sia ancora spazio per il grande compromesso. A lasciare uno spiraglio è stato il ministro francese per i Conti Pubblici, Gerald Darmanin, intervistato da France Info, secondo cui le trattative « potrebbero riprendere nei prossimi tempi, vedremo. Non bisogna chiudere la porta, bisogna continuare a lavorare». Darmanin si è detto «molto contento» del fatto «che ci sia un’industria un po’ patriottica che faccia attenzione agli interessi francesi». Prudente il commento del vicepremier italiano Luigi Di Maio a Radio Anch’io: «Questo dimostra che quando la politica cerca di intervenire nelle procedure economiche non sempre fa bene. Poi non mi esprimo ulteriormente, perché se Fca Chrysler ha ritirato la proposta non ha visto la convenienza o altro».

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