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Procedura di infrazione, cosa può fare l’Italia per salvarsi

Il governo Conte ha un mese di tempo per mettersi in regola ed evitare la procedura per debito eccessivo. La data decisiva è il 9 luglio quando l’Ecofin deciderà se e quali sanzioni adottare

Sapevamo, ormai dallo scorso dicembre e dal varo della manovra 2019, che il momento della verità, per il governo Conte sarebbe arrivato con la manovra economica successiva. E puntuale la Commissione Ue ha raccomandato ai governi europei l’avvio per l’Italia di una procedura di infrazione causata dal mancato rispetto della regola del debito. Adesso l’Italia ha un mese per mettersi in regola ed evitare la procedura di infrazione, che può portare fino a sanzioni pecuniarie pari allo 0,2% del Pil, cioè fino a 3,6 miliardi. Alle porte c’è dunque un serrato negoziato con Bruxelles per rimediare al rischio deriva dei conti pubblici.

La prima tappa prevede che sull’apertura della procedura di infrazione si pronunci entro due settimane il Comitato economico e finanziario, vale a dire l’organismo tecnico che raggruppa i direttori generali dei rispettivi ministeri delle Finanze. Altro appuntamento importante sarà l’Eurogruppo convocato per il 13 e 14 giugno a Lussemburgo: i ministri delle Finanze dell’Eurozona decideranno se aprire formalmente la procedura, che verrà poi confermata dall’Ecofin del 9 luglio.

Nel frattempo il governo italiano dovrà proporre misure concrete per ridurre il deficit strutturale. Un atto di buona volontà sarebbe una manovra correttiva che anticipi la legge di Bilancio per il 2020 che vedrà la luce entro fine anno. Ipotesi esclusa a priori dal ministro Salvini. Un’altra richiesta potrebbe essere quella di rinviare tutto a settembre, in presenza di impegni aggiuntivi del nostro governo. La strada maestra è comunque quella già percorsa in autunno dopo il primo cartellino giallo sul debito, quando Tria e Conte si sedettero al tavolo con i commissari europei e al termine del negoziato tagliarono il disavanzo previsto in manovra dal 2,4 al 2,04 per cento. Ma questa volta Bruxelles chiede nel 2020 una riduzione della spesa pubblica dello 0,1% con un aggiustamento strutturale dei conti pubblici dello 0,6% del Pil.

La Commissione Ue, nelle sue raccomandazioni, chiede inoltre di cambiare la traiettoria fiscale già nel 2019, preparare una manovra da oltre 30 miliardi per il 2020, rafforzare la lotta contro il lavoro nero e l’evasione fiscale, orientare gli investimenti verso la ricerca, l’innovazione e la qualità delle infrastrutture, ridurre la durata dei processi e ristrutturare le banche medie-piccole. Il commissario Ue, Pierre Moscovici, ha già detto che la Commissione europea può cambiare la sua posizione sulla possibile procedura di infrazione contro l’Italia qualora emergessero nuovi elementi. «In questa fase non vedo alcuna necessità di speculare – dice Moscovici – siamo pronti a esaminare i nuovi dati in arrivo dall’Italia che potrebbero modificare questa analisi. La mia porta è aperta». La palla adesso è nella metà campo italiana: sarà Roma che dovrà decidere se andare incontro alle obiezioni di Bruxelles rimettendo le finanze pubbliche in linea con le richieste della Commissione Ue, oppure se lasciare le cose come stanno, subendo una procedura mai applicata a nessun Paese fino ad oggi. Palazzo Chigi assicura che «le regole del Patto di stabilità saranno rispettate», e aggiunge che «il dialogo con la Commissione continua».

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