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Minibot, a cosa e a chi serve il provvedimento voluto dal Governo

L’ipotesi prevede una “cartolarizzazione” dei debiti vantati dalle imprese nei confronti dello Stato tramite l’emissione di surrogati di buoni del Tesoro, senza scadenza né interessi, utilizzabili per pagare le tasse. Una sorta di “moneta parallela” dagli effetti però dannosi per il nostro sistema economico

È stato lapidario il governatore uscente della Bce, Mario Draghi, nel commentare il via libera unanime della Camera dei deputati alla mozione sui minibot: “O sono altro debito o sono illegali”. E non sono stati teneri sull’argomento neanche i giovani industriali che li hanno definiti addirittura “soldi del monopoli”. Mentre Salvini e i suoi, com’è ovvio, continuano a tesserne le lodi.

A chi dare ragione? Poter esprimere un giudizio nel merito, non essendo l’argomento di immediata e facile comprensione, c’è la necessità di alcuni opportuni approfondimenti di natura tecnica. L’ipotesi in questione prevede una “cartolarizzazione” dei debiti vantati dalle imprese nei confronti dello Stato tramite l’emissione di surrogati di buoni del Tesoro, senza scadenza né interessi, stampati fisicamente in pezzi di piccolo taglio e utilizzabili per pagare le tasse. La chiara e non celata intenzione sarebbe quella di far circolare questi minibot alla stregua di vere e proprie banconote, consentendo così alle imprese creditrici di poter immediatamente monetizzare i propri crediti con evidenti vantaggi di carattere espansivo per l’economia della nazione intera.

Questa la teoria. Vedremo adesso di stimare, invece, alcuni effetti pratici riscontrabili nel caso la mozione in questione dovesse trovare reale applicazione. Accettare i minibot in pagamento, fatto salvo che dallo Stato per il pagamento delle imposte, dovrà essere facoltativo e non obbligatorio. Diversamente si configurerebbe la fattispecie di emissione di valuta vera e propria, circostanza questa espressamente vietata dalle regole europee.

Pertanto, è logico ipotizzare che il valore commerciale di 100 euro di minibot risulterebbe inferiore ad una banconota di 100 euro. A parità di condizioni, infatti, chiunque sceglierebbe la moneta vera rispetto ad un suo surrogato. Ne deriva che le imprese, qualora volessero immediatamente realizzare i titoli ricevuti dallo Stato, si vedrebbero costrette a dover accettare uno sconto (molto variabile in funzione di molteplici fattori) dettato da un mercato che fatalmente verrebbe a materializzarsi e che esprimerebbe prezzi sottoposti a continue variazioni come tipicamente accade in situazioni del genere.

Per ciò che riguarda lo Stato, invece, se il mercato anzidetto dovesse risultare efficiente (com’è verosimile), si troverebbe di fronte al rischio concreto, nella sostanza, di dover pagare nel giro di qualche mese la somma relativa all’intera emissione. Ciò in quanto accettare minibot in sostituzione di vera moneta si tradurrebbe in minor gettito e, per diretta conseguenza, in un aumento del fabbisogno dello Stato in pari misura. Niente di diverso, nei suoi effetti contabili, dunque, ad un pagamento immediato e diretto.

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Per contro, chi riuscirà a speculare acquistando minibot immediatamente prima il pagamento delle tasse si vedrà, di fatto, materializzare uno sconto sulle imposte in misura direttamente proporzionale al ribasso del prezzo ottenuto sul neonato mercato dedicato.

Ricapitoliamo: si materializzerebbe un’imposta implicita e reale a carico delle aziende che riceveranno detti minibot; lo Stato sarebbe costretto ad emettere altri titoli veri per pagare i loro surrogati dando vita ad una inutile e dannosa (per tutti) partita di giro; nessuna conseguente misura espansiva è ipotizzabile.
Inoltre, lo abbiamo già visto dalle prime reazioni alla semplice notizia, un provvedimento del genere determinerebbe un’immediata reazione verso l’alto dello spread che rappresenterebbe un ulteriore costo a carico dello stato in termini di aumento della spesa complessiva per interessi. Cui prodest, dunque? A cosa serve e, soprattutto, a chi serve un provvedimento del genere? Difficile trovare una risposta ragionevole senza macchiarsi del peccato di pensar male.

Viene da pensare, infatti, che la questione minibot abbia un ruolo preciso in una strategia che prevede un’esasperazione del conflitto con l’Europa a cui far seguire intenzionalmente una crisi finanziaria in pieno stile “2012”. E dunque i giochi saranno fatti: sarà facile additare i soliti “poteri forti” come i nemici del popolo che ci “costringeranno” ad abbandonare la moneta unica. A quel punto avremo già pronta l’alternativa: basterà attivare le stampanti di Stato dei già sperimentati mini-Bot a cui bisognerà semplicemente conferire in aggiunta corso legale.

Fantasie? Speriamo. Dobbiamo tutti augurarci vivamente che siano tali. Nel frattempo, non abbassiamo la guardia. Non si sa mai.

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Giuseppe Cannizzaro

Laureato in economia aziendale, svolge l’attività di Consulente Finanziario dal 1984, per professione e per passione. Ha ricoperto l'incarico di esperto a titolo gratuito per le problematiche finanziarie presso il Comune di Messina dal 2014 al 2018, è C.T.U. presso il Tribunale di Messina, C.T.P. (consulente tecnico di parte) nell'ambito di contenziosi bancari. Ritiene fondamentale la collaborazione con professionisti di altri settori al fine di fornire alle famiglie servizi polispecialistici, integrati e sinergici di consulenza patrimoniale globalmente intesa. È esperto in contratti derivati che ritiene una pericolosa minaccia (sottostimata) per la tenuta del sistema economico/sociale mondiale.

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