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Tre anni di unioni civili in Italia

Nel 2018 sono state celebrate in Italia 2.371 Unioni Civili, per un totale di quasi 11mila coppie Lgbti unite formalmente dall'entrata in vigore della Legge Cirinnà

Giugno è il mese del Pride, ma a giugno cade anche l’anniversario delle legge italiana sulle unioni civili. Da Pavia a Messina, nel week end appena trascorso, un’onda arcobaleno ha attraversato lo stivale per celebrare la libertà e l’orgoglio Lgbtq+. Nelle settimane precedenti il 28 giugno in tutto il mondo si ricordano i moti di Stonewall di New York del 1969, data simbolica di inizio del movimento di liberazione omosessuale. Da allora, anche se le storie di ordinaria discriminazione sono ancora tante, qualche passo in avanti è stato fatto e tre anni fa, anche in Italia, è arrivata la legge sulle unioni civili.

Tanto discussa quanto attesa, la Legge Cirinnà, che prende il nome dalla senatrice del Pd Monica Cirinnà, prima firmataria dell’iniziativa parlamentare in questione, è stata approvata nel 2016 ed è entrata in vigore dal mese di giugno dello stesso anno. L’istituto riconosce dal punto di vista giuridico la coppia di fatto formata da persone dello stesso sesso, estendendo anche alle coppie omosessuali gran parte dei diritti e dei doveri previsti per il matrimonio e modificando lo stato civile dei componenti della coppia stessa. Tuttavia questa legge affonda le sue radici nel 1986, quando in Italia fu proposto un istituto giuridico simile per iniziativa delle parlamentari comuniste e dell’Arcigay: la senatrice Ersilia Salvato e le deputate Romana Bianchi e Angela Bottari portarono, per la prima volta, la discussione sulle unioni civili in Parlamento. La prima vera proposta, però, arrivò soltanto due anni dopo, nel 1988, quando Alma Cappiello, avvocato e parlamentare socialista, presentò la cosiddetta Disciplina sulla famiglia di fatto, che non fu mai calendarizzata per la discussione perché adombrava in una certa misura il riconoscimento delle coppie omosessuali. Negli anni successivi il numero di proposte di legge presentate alla Camera e al Senato si moltiplicò, così come il numero di inviti da parte del Parlamento Europeo a parificare le coppie gay ed eterosessuali, nonché le coppie conviventi e sposate. Tutti questi tentativi, però, si arenarono anche a causa del veto posto dalla Chiesa cattolica.

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Arriviamo a giugno 2014 quando, con la XVII legislatura, viene depositata una prima proposta di legge sulle unioni civili da parte dell’onorevole Monica Cirinnà (Pd). Il Governo Renzi, a questo punto, interviene con forza nel dibattito e decide di accelerare i tempi cercando l’accordo politico all’interno della maggioranza. Pertanto il 23 febbraio 2016 viene presentato un maxi emendamento che raccoglie, quasi integralmente, il disegno di legge Cirinnà per l’istituzione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Il nuovo testo prevede, dunque, diritti e doveri sostanzialmente identici a quelli previsti per il matrimonio, ad eccezione della cosiddetta stepchild adoption: sulla possibilità di adottare il figlio naturale del partner, infatti, viene posto un veto da parte dell’ala cattolica e conservatrice della maggioranza. Il testo modificato viene quindi approvato in prima lettura dal Senato nella seduta del 25 febbraio 2016 e il disegno di legge passa all’esame della Camera il 9 maggio dello stesso anno. Infine, la legge sulle unioni civili viene approvata in via definitiva l’11 maggio 2016.

A tre anni dall’entrata in vigore della Legge Cirinnà, in Italia sono state celebrate quasi 11mila unioni civili fra coppie dello stesso sesso. I dati pubblicati dal ministero dell’Interno in riferimento al 2018 permettono di fare un primo bilancio: se nel 2016 le unioni erano state 2.433 e nel 2017 ben 6.073, nel 2018 si sono unite formalmente 2.371 coppie Lgbti. Lo scorso anno la prima città italiana è stata Roma, con 306 unioni, mentre la prima Regione è stata la Lombardia che ha ospitato 499 unioni. Nella sola Milano sono state 218, a Torino 144, a Firenze 91, a Napoli 80, a Bologna 78, a Venezia 56, a Genova 51, a Bari 28 fino a Reggio Calabria, ultima in classifica con solo un’unione civile.

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