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Arrestato Paolo Arata: consulente di Salvini e amico dei sovranisti

Accusato per corruzione nel filone di indagine sull’eolico in Sicilia. La Procura: «Arata ha portato in dote a Nicastri rapporti con la Lega»

Due mesi dopo l’avviso di garanzia e le perquisizioni, finisce in manette Paolo Arata, ex consulente per l’Energia del ministro Matteo Salvini, due anni fa aveva contribuito a stilare il programma della Lega. Ora è accusato di «intestazione fittizia, corruzione e autoriciclaggio». Il provvedimento è stato emesso anche nei confronti del figlio Francesco, di Vito Nicastri, il “re dell’eolico” considerato vicino al boss mafioso Matteo Messina Denaro e di suo figlio Manlio. «È emerso – si legge – che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dall’Arata medesimo e di cui informava puntualmente Nicastri».

Una rete di rapporti ricostruita da intercettazioni e registrazioni. La procura di Palermo cita in particolare alcuni dialoghi registrati il 23 dicembre 2017, durante i quali «Nicastri sollecitava Arata a far intervenire il senatore Armando Siri in relazione ad un sostegno nei confronti di una persona dagli stessi sponsorizzata». Il duo Arata-Nicastri voleva piazzare un proprio candidato nella lista della Lega in Sicilia, in vista delle elezioni nazionali. A presentargli Armando Siri, parlamentare della Lega vicino a Matteo Salvini e Giancarlo Giorgetti, era stato suo figlio Federico. Lo stesso che poi ha ottenuto un contratto di consulenza con palazzo Chigi, chiamato proprio da Giorgetti che lo avrebbe ricompensato con circa 30mila euro l’anno. Un accordo saltato quando si è scoperto che Paolo Arata, imprenditore, ex parlamentare di Forza Italia, è stato indagato proprio con Siri per corruzione. Accusato di avergli messo a disposizione 30mila euro per modificare alcuni provvedimenti di legge sull’eolico. Paolo Arata, questo dicono le accuse dei magistrati di Palermo e Roma, era in realtà al centro di una “rete” di rapporti politici e istituzionali che avrebbe messo a disposizione proprio del Carroccio.

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Contatti che andavano dai sovranisti alle gerarchie vaticane. È stato proprio suo figlio Federico a mettere in contatto Siri e Giorgetti con Steve Bannon, lo stratega della campagna elettorale di Donald Trump. Ma Arata guardava anche all’aspetto economico e per questo avrebbe fatto affari con Vito Nicastri, il “re dell’eolico” siciliano che si trova in carcere con l’accusa di aver finanziato la latitanza del boss mafioso Matteo Messina Denaro. In realtà i magistrati sono convinti che Arata sia il socio occulto di Nicastri e le intercettazioni dei suoi colloqui con il figlio di Nicastri dimostrano che gli interessi erano spesso convergenti. Queste sono alcuni passaggi delle intercettazioni che lo inchioderebbero: «Io nel 2015 ho dato trecentomila euro a tuo papà, basandomi su un rapporto di fiducia, ed è stato il più grande errore della mia vita era dicembre 2015 quando io vi ho dato i soldi». È Paolo Arata a parlare, senza troppi giri di parole, a Manlio Nicastri in una delle intercettazioni che hanno permesso di far emergere il giro di mazzette. E ancora: «Siamo arrivati, dove siamo arrivati perché io venivo qua e gli dicevo: ma scusa Vito…: ah no, non me ne occupo… ma come non te ne occupi, io ti ho pagato e non te ne occupi?». Il “sistema”, scoperchiato dalla Dda di Palermo, riguarda le procedure e le autorizzazioni per gli impianti di biogas, mini eolico e fotovoltaico.

Per mettere su questo “sistema” fondamentali sono stati i rapporti all’interno delle Regione Siciliana. «Dalle attività di indagine — scrive la Procura — è emerso che Arata ha trovato interlocutori all’interno dell’assessorato all’Energia, tra tutti l’assessore Pierobon, grazie all’intervento di Gianfranco Miccichè, a sua volta contattato da Alberto Dell’Utri». Quindi il presidente dell’Assemblea regionale siciliana avrebbe fatto da tramite, dopo l’intercessione del fratello gemello di Marcello Dell’Utri. Rapporti che Arata ha probabilmente ereditato dalla sua militanza in Forza Italia. «Quando l’epicentro della fase amministrativa diveniva l’assessorato al Territorio e Ambiente – continuano gli inquirenti – (per la verifica di assoggettabilità del progetto alla “Via”, valutazione di impatto ambientale), Arata è riuscito a interloquire direttamente con l’assessore Cordaro e, tramite questi, con gli uffici amministrativi di detto assessorato, dopo aver chiesto un’intercessione per tale fine a Calogero Mannino».

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