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Che cos’è la “pace fiscale” sulle cassette di sicurezza proposta da Salvini

In una serie di confusi annunci il vice premier ha spiegato di voler fare emergere il denaro depositato nelle cassette di sicurezza: «Nessuna nuova tassa, ma una nuova sanatoria per coloro che hanno commesso irregolarità fiscali»

Conti pubblici e ricchezza privata. Il governo deve trovare la quadra per disinnescare l’aumento dell’Iva e l’avvio della procedura d’infrazione Ue. Ma le risorse sono ormai scarse, e aumentare ulteriormente la pressione fiscale farebbe calare il consenso. E così il vicepremier Matteo Salvini ha lanciato una nuova proposta di «pace fiscale». La sua idea è quella di «far emergere» i soldi (e altri beni di valore) chiusi nelle cassette di sicurezza che «sarebbero centinaia di miliardi».

«Facendo pagare una tassa, l’ipotesi che circola negli ambienti politici è del 15%, come per la flat tax, daremmo il diritto di utilizzarli e lo Stato incasserebbe miliardi da reinvestire per la crescita»: è il piano annunciato da Salvini durante la registrazione del programma Porta a Porta. In pratica, sarebbe una soluzione per far emergere il denaro nascosto nelle cassette di sicurezza e dichiararlo al Fisco, pagando però solo un’aliquota standard. È un tema ricorrente nella politica italiana, soprattutto quando un governo ha bisogno di soldi: ovviamente tenere soldi in contanti in una cassetta di sicurezza non è reato di per sé, ma tutti danno per scontato che chi custodisce soldi in contanti in una cassetta di sicurezza lo faccia perché quel denaro ha provenienza illecita, o viene da manovre di evasione ed elusione fiscale.

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L’idea rilanciata da Salvini non è nuova. Una prima ipotesi risale al 2016, ai tempi della cosiddetta «voluntary disclosure 2», quando il governo Renzi accarezzò l’idea di «scudare» quelle somme. E nel settembre del 2017 vi fece accenno il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, che a un convegno con l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, aveva quantificato «in circa 200 miliardi» l’ammontare dei contanti sepolto nelle cassette di sicurezza italiane. Il governo Renzi, poi, non diede seguito a quella proposta per i dubbi sulle sue implicazioni: a seconda di come venisse messa in pratica l’idea dello «scudo» sulle cassette di sicurezza, si sarebbe potuta sfiorare l’ipotesi di riciclaggio di denaro sporco da parte dello Stato.

Adesso, proprio alcuni esponenti del Pd, hanno criticato la proposta di Salvini definendola come una forma di tassa patrimoniale. Il deputato Luigi Marattin ha accusato Salvini di voler «mettere le mani nei risparmi degli italiani», visto che custodire soldi in una cassetta di sicurezza è legale. Simili critiche sono state espresse dall’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e dal capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio. Così Salvini è tornato sull’argomento per chiarire che non intende introdurre alcuna tassa, ma soltanto una “pace fiscale” per chi volesse sanare situazioni di irregolarità: «Prive di qualsiasi fondamento le ipotesi di una patrimoniale, di tasse sui risparmi, sui conti correnti degli italiani o su cassette di sicurezza. L’unico ragionamento in corso riguarda una pace fiscale per chi volesse sanare situazioni di irregolarità relative, oltre che ad Equitalia, al denaro contante».

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