Musica

Ed Sheeran e gli altri 
ragazzi ordinari del pop

Il pel di carota di Halifax, dal 14 giugno in tour in Italia, guida la schiera di nuovi trovatori che cercano di arginare l’invasione dei ritmi latini e del K-pop. Nell’era dei talent show, non sono sex symbol, non sono grandi voci, ma conquistano per l’autenticità

Alla fine del 2018, i critici stavano suonando la campana a morto per il pop. Lo streaming aveva spalancato le porte ai ritmi latini e al K-pop, che stavano per ridurre a musica di nicchia il pop occidentale. Ad andare contro-corrente è stata la Gran Bretagna, dove si è formata una nuova scuola pop di cantautori maschili con voci e look non eccezionali, che tuttavia offrono un’impressione di autenticità in una scena dove tutto sembra virtuale e artificiale. Sono tutti bianchi, nonostante la loro voce soul, cantano di salvezze secolari, amori epici e lotte. Ragazzi ordinari che omogenizzano il rock, il dinamismo dell’EDM e la delicata elettronica, con occasionali intuizioni dell’hip-hop.

Il cantautore scozzese Lewis Capaldi, al numero 1 con “Someone You Loved”, Tom Walker, in cima alla classifica degli album con il disco d’esordio “What a Time To Be Alive” sono gli ultimi alfieri di questa schiera di “ordinary boy”. A precederli l’irlandese Hozier, George Ezra e l’attuale re del pop Ed Sheeran che il 14 giugno sarà in concerto a Firenze per poi spostarsi a Roma il 16 giugno e Milano il 19.

lewis capaldi
Lewis Capaldi (photo credit Alexandra Gavillet)

I loro successori stanno scalando le classifiche di Spotify: Jack Savoretti, Tom Grennan, James Bay e l’irlandese Dermot Kennedy per nominarne una manciata. Tutte variazioni della tipologia uomo-con-chitarra-canto-triste che ha un fascino duraturo. Sonorità confortanti e accoglienti nei momenti di paura e incertezza. «Non sto cercando di reinventare la ruota. Sto solo scrivendo canzoni che mi piacciono» spiega Capaldi. Insomma, nessun intento rivoluzionario.

Ed Sheeran, emerso nel 2011, sembra l’ovvio padrino di questo movimento. In uno scenario di talent show televisivi e di cantanti bellissimi, ha mostrato al pubblico il potere che può avere un ragazzo bruttino con la sua chitarra. Mancanza di artifici e talento grezzo sono i segreti del successo. E un decennio di concorsi di canto televisivo ha innescato l’appetito del pubblico per voci coraggiose provenienti da corpi senza addominali a tartaruga. «C’è un po’ di “effetto Susan Boyle”, in cui quando guardi questi ragazzi ti meravigli di come cantano», afferma Chris Mandle, ex direttore di intrattenimento della rivista maschile Shortlist. «Sono stelle pop non ovvie».

Il pel di carota di Halifax ha dimostrato che qualsiasi ragazzo può diventare una popstar. «Ha fatto capire come si possa vendere a uomini e donne, e non puntando soltanto sul desiderio sessuale», sottolinea il cantante Tom Grennan. Non sono sex symbol, non sono mascolini duri e forti, semmai teneri orsacchiotti da abbracciare la notte prima di addormentarsi.

Tom Walker

È un’evoluzione di quello che Peter Robinson di Popjustice ha definito “il nuovo noioso” (Adele, Sheeran e Mumford & Sons). Sono figli dei social media, che sanno gestire con abilità. Molte persone sono arrivati a questi cantanti attraverso Facebook o Instagram.

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Questa zattera di stelle maschili visivamente intercambiabili comincia ad avere cloni anche sulla scena musicale femminile. Donne soliste come Billie Eilish, Charli XCX, Mabel, Sigrid, Anne-Marie, sembrano provenire da uno spettro più ampio dei maschi solisti: voci esili, strumentazione scarna, essenziale, melanconiche armonie, testi che mescolano storie personali e problematiche sociali, ambientaliste. Non sono Lolite. Producono cose più interessanti ed eccitanti, ma non sembrano ottenere un successo simile.

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