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Mondiali di calcio femminile, quanto guadagnano le azzurre?

Le calciatrici italiane sono considerate dilettanti: il loro rapporto con le società non è regolato da un normale contratto e non prevede contributi previdenziali. Meglio nel resto d’Europa, anche se gli stipendi non arrivano mai a toccare le cifre astronomiche dei colleghi uomini

Niente sforbiciate o lanci da 80 metri. Nessun maxi sponsor, niente stipendi stellari, poche pretese, zero vizi. Ma tanto cuore. La nazionale italiana ha fatto riscoprire il senso vero dello sport. Con la vittoria d’esordio ai Mondiali di Francia 2019 contro l’Australia, una delle grandi favorite del torneo, le ragazze di Milena Bertolini sono un segnale positivo in un Paese che attraversa tempi difficili. Un segnale di unità, condivisione, riscatto.

Sebbene il calcio al femminile stia crescendo in incassi e popolarità, sul piano economico le cifre restano molto lontane da quelle dei colleghi uomini. Per le donne, la Figc stabilisce, che gli ingaggi non possono superare i 30.658,00 euro a stagione, a cui si sommano le indennità di trasferta, i rimborsi spese forfettari, le voci premiali per un massimo di 61,97 euro al giorno per 5 giorni alla settimana in accordo con la società. Le cifre hanno subito un adeguamento con il passaggio della Serie A e B alla Divisione Calcio Femminile. Fino allo scorso anno, infatti, il lordo annuo era inferiore del 9% circa e non era possibile accumulare parallelamente i rimborsi. Non era possibile nemmeno stipulare degli accordi pluriennali, ora si può arrivare a scritture private della durata massima di tre anni che possono prevedere anche delle indennità aggiuntive.

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Ma non si può parlare di contratti veri e propri, perché le giocatrici non sono professioniste e sono equiparate sul piano giuridico ai calciatori dilettanti della Serie D e dei campionati minori. Quelli tra atlete e società sono dunque semplici accordi economici che non prevedono contributi previdenziali. Per questo quando si parla di calcio professionistico, le ragazze sono tagliate fuori: anche se giocano in squadre importanti, il loro non è un rapporto di lavoro subordinato o dipendente.

Situazione ben diversa nel resto d’Europa dove l’Uefa conta 1.396 giocatrici professioniste e 1.457 semiprofessioniste. Tra le professioniste, 1.098 ragazze giocano nel proprio paese d’origine, 298 all’estero. Guadagni più alti quindi ma ancora distanti da quelli dei calciatori uomini: Ada Hegerberg fresca vincitrice del Pallone d’Oro è in testa alla classifica delle calciatrici più pagate con 400mila euro all’anno, ma non sarà presente al Mondiale per protesta contro la disparità nel calcio norvegese. A completare il podio della classifica, stilata dalla rivista France Football, il centrocampista francese Amandine Henry con 360mila euro e il difensore Wendie Renard con 350mila euro. Quarto posto per Carli Llyod, americana, che gioca nello Sky Blue, con 345mila euro, subito sotto la brasiliana Marta che pure gioca nel campionato stelle e strisce con 340mila euro.

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