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Il giallo delle petroliere attaccate nel Golfo dell’Oman

Un siluro avrebbe colpito almeno una delle navi. Gli Usa: «È un attacco dell’Iran. La risposta sarà economica e diplomatica»

Le cause dell’incidente delle petroliere nel Golfo dell’Oman non sono ancora note, ma il ministro del Commercio nipponico, Hiroshige Seko, ha detto che «le due petroliere nel Golfo di Oman sono state attaccate», confermando che le due imbarcazioni trasportavano carichi «collegati al Giappone». Si tratta della norvegese Front Altair di proprietà della società Frontline, battente bandiera delle isole Marshall, che secondo l’agenzia Irna trasportava un carico di etanolo dal Qatar a Taiwan; e della Kokuka Courageous della società giapponese Kokuka Sangyo, battente bandiera di Panama, che trasportava metanolo da Singapore all’Arabia Saudita.

La petroliera Front Altair, secondo quanto riportato dal quotidiano inglese Telegraph, sarebbe stata colpita da un siluro, mentre la Kokuka Courageous, presenterebbe un profondo squarcio sulla fiancata al di sopra della linea di galleggiamento. L’incidente giunge a un mese dal sabotaggio di quattro petroliere avvenuto lo scorso 12 maggio al largo della costa di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti, che ha aumentato ulteriormente le tensioni nella regione. Lo scorso 6 giugno gli Emirati Arabi Uniti hanno riferito ai membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che gli attacchi alle quattro petroliere recano i segni di una «operazione sofisticata e coordinata», molto probabilmente da parte di un «attore statale».

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La vicenda rischia di finire al centro di un caso diplomatico. Secondo la Cbs, che ha riportato fonti militari americane, dietro gli attacchi «molto probabilmente» ci sono le forze armate iraniane. Responsabilità che il governo di Teheran nega decisamente. «Gli attacchi ai cargo giapponesi sono avvenuti mentre il premier Abe Shinzo sta incontrando il leader supremo dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei, per colloqui approfonditi e amichevoli. Dire che è sospetto – scrive su Twitter il ministro iraniano Javad Zarif – non è abbastanza per descrivere ciò che probabilmente è successo».

Dura la reazione del segretario generale delle Nazioni unite, Antonio Guterres: il mondo «non può permettersi un conflitto generale nel Golfo», ha dichiarato. L’Unione europea lancia un appello a tutte le parti in causa chiedendo con forza di «evitare le provocazioni», come scrive Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera. Più cauta la reazione della Russia, alleata dell’Iran nel conflitto siriano: «Nessuno ha informazioni sulle cause di questi incidenti e cosa ci sia dietro e quindi non si possono trarre conclusioni avventate», ha detto il portavoce del presidente russo Dmitri Peskov.

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo nella serata ha, invece, accusato l’Iran per l’attacco: «Sono loro i responsabili, per colpire gli alleati degli Stati Uniti. Gli spudorati attacchi nel Golfo di Oman fanno parte di una campagna dell’Iran per aumentare le tensioni e creare sempre più instabilità nella regione. La risposta sarà economica e diplomatica». Il Golfo dell’Oman si trova vicino allo Stretto di Hormuz, importante via d’accesso ai terminal petroliferi dei paesi del Golfo e dell’Iran: da qui passa il 40% del greggio mondiale. Da anni lo Stretto è zona di grandi tensioni tra Iran e Stati Uniti.

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