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Chernobyl: dalla serie tv ai selfie sui luoghi del disastro nucleare

Influencer e turisti invadono la “zona di esclusione” dopo il successo della miniserie Sky-Hbo. Arrivano con finte maschere antigas e scattano foto abbracciati ai piedi del reattore 4, la cui esplosione nel 1986 scatenò una delle peggiori catastrofi ambientali della storia

Benvenuti nell’incubo radioattivo di Chernobyl. Per la miniserie Sky-Hbo è assolutamente buona la prima. L’angosciante, cupa, devastante rappresentazione filmica di una delle più ingenti catastrofi nucleari della storia recente ha attirato a Chernobyl centinaia di turisti. Armati di finte maschere antigas si scattano selfie dal teatro della tragedia nucleare più famosa della storia: si abbracciano ai piedi del reattore 4, sorridono a bordo dei bus sventrati dall’esplosione, saltano sotto la ruota panoramica scrostata dalle radiazioni. Trentatré anni e migliaia di morti dopo, il luogo da cui partì l’orrore è diventato un’attrazione per turisti da condividere sui social.

Una moda che anche lo stesso creatore della serie Tv, Craig Mazin, sta cercando di arginare: «Ho visto le foto in giro: se visitate Chernobyl, per favore ricordate che lì è avvenuta una tragedia terribile. Comportatevi con rispetto per tutti coloro che hanno sofferto e che si sono sacrificati», scrive su Twitter. Le cinque puntate di “Chernobyl” dell’americana Hbo raccontano proprio cosa accadde dopo l’esplosione atomica: gli errori, le omissioni, le responsabilità, le inchieste. Mezzo mondo ha gridato al capolavoro. Tranne i russi, che hanno accusato gli sceneggiatori Usa di aver stravolto la storia per non ammettere responsabilità della Cia e pensano di produrre una contro-serie con la loro versione dei fatti. Il successo della serie tv è testimoniato dai selfie sparsi per il web, ma anche i dati raccolti dall’agenzia di viaggi SoloEst Tours, che confermano che le prenotazioni delle visite guidate sono aumentate «tra il 30 e il 40% rispetto a un anno fa», quando il sito era già stato riaperto da una decina d’anni perché dichiarato sicuro.

Ma adesso la “zona di esclusione” intorno alla centrale nucleare di Chernobyl si è trasformata nell’ambientazione privilegiata per i turisti e gli influencer a caccia di like. Un muro scrostato dalle radiazioni fa da sfondo alle foto di una influencer in mutande. Una procace modella in bikini si dondola con sguardo sognante su un’altalena dove fino all’aprile del 1986 giocavano i bambini di Pripyat, oggi città fantasma. Ma nel turismo social delle serie tv qualcosa è andato storto: se il fatto che i fan del Trono di Spade invadono Dubrovnik (ma lì nessuno era davvero rimasto ucciso da un drago) può essere visto come un segnale positivo, non è lo stesso per Medellín affollata di ammiratori del Pablo Escobar di Narcos, el patrón della droga che in Colombia fece uccidere migliaia di persone. A Chernobyl, come in Colombia, la realtà è andata molto oltre la finzione.

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