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Conte invia una lettera all’Ue per aprire il negoziato sulla procedura di infrazione

Nel testo concordato nel Cdm, il governo ha ribadito l’intenzione di voler mantenere con la Commissione Ue «un dialogo aperto e costruttivo», nella speranza di aprire «una fase costituente per nuove regole» sui conti pubblici dei Paesi membri

Il premier Giuseppe Conte ha inviato la lettera all’Ue con cui chiede di aprire un confronto sulle regole che governano l’Europa per evitare la procedura d’infrazione per debito eccessivo. La missiva – inviata agli altri 27 Paesi membri dell’Unione europea, al presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker e al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk – ha contenuti più politici che tecnici: «All’Ue dimostreremo validità nostre stime. Chiediamo commissario economico di primo piano. Tutti vogliamo evitare infrazione», ha spiegato Conte.

La mossa dell’esecutivo italiano è il taglio dei 2 miliardi di fondi ministeriali che nell’ultima manovra era stato accettato di congelare a ulteriore garanzia di tenuta dei conti pubblici. Bruxelles dovrebbe quindi essere rassicurata dai benefici sul deficit grazie alla cancellazione di quei circa 2 miliardi di spesa pubblica. «Siamo tutti determinati ad evitare la procedura, ma siamo – precisa Conte – anche convinti della nostra politica economica». Un percorso che Conte, supportato soprattutto dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, tenta di condividere, sebbene a fatica, nel vertice con i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, e poi qualche ora più tardi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

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Nel testo concordato nel Cdm, il governo ha ribadito l’intenzione di voler mantenere con la Commissione Ue un dialogo aperto e costruttivo, nella speranza di aprire «una fase costituente per nuove regole» sui conti pubblici dei Paesi membri. Ma la lettera ha anche finalità interne. Ufficializzare l’apertura di un negoziato sulle regole europee evidenziando la necessità di affrontare nodi finora irrisolti con i parametri del rigore è un modo per andare incontro alle richieste di Matteo Salvini e Luigi Di Maio che nella risoluzione di maggioranza hanno ribadito la necessità di una legge di bilancio per il 2020.

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