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Giorgetti fa marcia indietro sui minibot, ma era solo una battuta?

A neanche una settimana da quando la Lega ne aveva calendarizzato l’introduzione per pagare i debiti della pubblica amministrazione, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio boccia l’idea. Borghi liquida il fatto come una battuta, ma potrebbe esserci altro dietro

«Era una battuta scherzosa, è occupato con le Olimpiadi e gli rompono le balle con i minibot». Il presidente della Commissione Bilancio della Camera, Claudio Borghi, stempera le polemiche nate dopo la retromarcia del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. «C’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti». Solo una battuta? Ne è convinto Borghi che assicura: «È una cosa che abbiamo discusso tante volte, anche di recente, Salvini è d’accordo. Non c’è alcun incidente con Giorgetti».

Il 18 giugno, il presidente leghista della commissione Bilancio aveva spiegato che «l’idea sarebbe farli con la legge di Bilancio, entro l’anno, per poi farli entrare in vigore nel 2020». E il leader leghista Matteo Salvini aveva aggiunto: «I mini-Bot non stanno solo nel Contratto di governo ma sono stati anche votati dalla Camera: sono uno strumento per pagare i debiti della Pubblica amministrazione. Se qualcuno ha un mezzo più intelligente bene, altrimenti dico che si va avanti». Per questo le parole di Giorgetti, battuta o no, hanno destabilizzato il mondo politico, alleati compresi. «Le dichiarazioni di Giorgetti sui minibot ci hanno sorpreso, sono una proposta che la Lega ha voluto inserire nel contratto di governo, la retromarcia ci ha sorpreso per questo. Ad ogni modo quel che conta è che pagare subito le imprese creditrici, la pubblica amministrazione deve sanare tutti quei debiti che ha con le imprese ormai da troppi anni», riferiscono fonti del M5s.

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Le dichiarazioni di Giorgetti tengono banco sui principali quotidiani. Impossibile liquidarle come una battuta. Secondo La Stampa Giorgetti, avendo l’ambizione di vestire i panni di commissario europeo, a questo punto non può più avallare scelte così dirompenti rispetto alle regole europee. Fino a ieri la Lega aveva sempre fatto quadrato attorno alla proposta del presidente della Commissione Bilancio della Camera Claudio Borghi. Respingendo innanzitutto l’ idea che questi nuovi “certificati” rappresentassero un primo passo per uscire dall’euro. A La Repubblica, che ipotizza come le parole di Giorgetti possano essere lette in chiave di ambizioni da commissario europeo, Borghi conclude osservando come «se per ottenere quel posto, bisogna uscirsene con simili dichiarazioni allora siamo messi male».

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