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Milano-Cortina 2026, le posizioni di ieri e di oggi di Lega e M5s sui giochi olimpici in Italia

«Ha vinto l’Italia, ha vinto lo sport!», ma in passato non tutti i partiti politici sono stati favorevoli ad accogliere le manifestazioni sportive. Salvini nel 2014 attaccava Renzi per la candidatura olimpica, mentre Di Maio solo qualche mese fa affermava: «Come governo non ci metteremo un euro»

«È una vittoria di tutti». Si fa presto a salire sul carro del vincitore, e oggi tutti esultano per l’attribuzione a Milano-Cortina dei Giochi invernali 2026. Ma dalla Rete riemergono post di segno diametralmente opposto rispetto all’euforia social delle ultime ore. Figuraccia da podio per il Movimento Cinquestelle della Lombardia, costretto a rimuovere un post che celebrava la vittoria per l’assegnazione dei Giochi Olimpici invernali a Milano e Cortina. Ma il «vizio delle memoria» colpisce anche Salvini e il Pd che in passato avevano dimostrato di essere assai meno favorevoli ad ospitare i giochi olimpici.

«Olimpiadi invernali Milano-Cortina, vittoria del M5S, dei lombardi e degli italiani». I grillini lombardi si sono fatti contagiare dalla febbre olimpica: «La nostra montagna torna protagonista: Il nostro paese è tornato protagonista in ambito internazionale grazie a un governo capace di convincere». La rete non ha tardato a sommergere la pagina di improperi e sfottò, il post è stato eliminato subito dopo. Tutti memori di quando i grillini consideravano le olimpiadi una «mangiatoia» e Di Maio dichiarava solenne a proposito della candidatura lombardo-veneta: «Come governo non ci metteremo un euro, né per i costi diretti né indiretti, chi vuole le olimpiadi se le paga da solo».

Oggi invece il leader del M5s Luigi Di Maio commenta la conquista delle Olimpiadi 2026 con toni più istituzionali e distaccati: «Potremo vedere da vicino i nostri campioni, ammirare la fiaccola accesa. Lo sport è una cosa straordinaria. Ed oggi è una giornata importante – ha continuato il vicepremier pentastellato – proprio perché ha vinto lo sport, la sua purezza e l’entusiasmo di un intero Paese, lontano da ogni logica di potere, lontano da ogni interesse. L’Italia saprà dare il meglio di sé e saprà vincere come fa ogni volta che gioca da squadra». Se da un lato è vero che a livello regionale il Movimento 5 Stelle era da tempo a favore della candidatura di Milano e Cortina, è vero anche che a livello nazionale, il Movimento 5 Stelle è da sempre contrario all’organizzazione di ampie e costose manifestazioni internazionali: l’anno scorso la città di Torino, governata da Chiara Appendino del M5S, aveva deciso di scartare l’ipotesi di candidarsi insieme a Milano e Cortina e due anni prima la sindaca di Roma eletta dal Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, aveva ritirato la candidatura della città a ospitare le Olimpiadi estive del 2024.

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Ed è così che dai profili social dei principali esponenti dell’attuale governo gialloverde riemergono e fanno discutere le posizioni passate di chi, oggi, celebra la vittoria. È il caso del vicepremier leghista Matteo Salvini, che all’epoca della proposta della candidatura di Roma a città ospitante i Giochi Olimpici del 2024 scriveva sui social: «Gente che in tutta Italia aspetta una casa e un lavoro da anni. E Renzi pensa di fare le Olimpiadi! Ricoverateloooo». Solo che oggi, a distanza di 5 anni, la Lega si trova ad amministrare entrambe le Regioni in cui si terranno i Giochi Olimpici del 2026 e quindi il vicepremier esulta: «Vince l’Italia, vince lo sport! Viva i giochi olimpici e paralitici invernali del 2026, che significano almeno 20.000 posti di lavoro creati, tanti investimenti e 5 miliardi di euro di valore aggiunto per l’Italia. Grazie, al lavoro».

Anche il Pd, che adesso rinfaccia all’uno o all’altro esponente della maggioranza i precedenti no Olimpiadi, ha avuto posizioni alterne a proposito dei Giochi olimpici. Anche l’allora segretario Pierluigi Bersani non appoggiò la candidatura di Roma per il 2024 ma si era ai tempi del governo Monti, dell’austerity e del rischio default per i conti italiani. «Una scelta da leggere come segno di responsabilità e non di sfiducia», diceva l’allora segretario del Partito Democratico Pierluigi Bersani.

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