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Potenziare la galleria del Frejus: il piano B per la Tav che ha spaccato il M5s

L’ipotesi della “Tav leggera” non convince l’ala radicale del Movimento, che convoca un’assemblea straordinaria a Torino il 5 luglio. Lo stesso giorno, l’Italia e la Francia dovranno dare chiarimenti all’Ue sul progetto

Italia e Francia devono chiarire entro luglio se e come intendono portare avanti il progetto Tav altrimenti rischiano di perdere i fondi ancora a disposizione e di dover restituire i 120 milioni già ricevuti. Nel frattempo nel governo italiano l’alleato contrario alla realizzazione dell’opera sembra essersi ammorbidito. La sottosegretaria all’Economia Laura Castelli aveva parlato di un possibile compromesso per chiudere la questione Tav entro il 5 luglio, l’ultimatum segnato dall’Ue per i chiarimenti sul progetto.

«Non è tutto bianco o nero. E ci sono anche sindaci No Tav della Val Susa che stanno lavorando a un progetto di compromesso», ha dichiarato in un’intervista a Repubblica la sottosegretaria M5s all’Economia Laura Castelli. Il riferimento è all’ipotesi di “Tav leggera” soprannominata la “Nilo-Tav” dal nome del suo ideatore Nilo Durbiano, sindaco di Venaus fino all’anno scorso. L’idea sarebbe quella di potenziare la galleria del Frejus tramite un collegamento di circa 15 chilometri tra Oulx e Modane. Quindi niente super galleria di 160 chilometri: «In tutto si scaverebbero 15 chilometri di tunnel contro i 57 moltiplicati per tre canne del tunnel di base: anche un bambino capisce che si risparmiano tempo e denaro», sintetizza Durbiano. Il progetto permetterebbe inoltre di aumentare il volume del traffico: si arriverebbe a 23 milioni di tonnellate di merci l’anno, un aumento di ben 20 tonnellate sulla cifra attuale.

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La “Nilo-Tav” si propone di conciliare posizioni tanto diverse sulla Torino-Lione. «Il mio non è un progetto, ma una soluzione politica – spiega Durbiano – perché io non sono un tecnico, ma ero un sindaco di paese». Eppure, quando l’aveva presentata, non aveva convinto né i Cinquestelle piemontesi né i No Tav. Adesso il dossier giace da tempo sulle scrivanie di Luigi Di Maio, Danilo Toninelli, Matteo Salvini e Giuseppe Conte. E mentre Laura Castelli apre ad un compromesso, il piano B sulla Tav non piace affatto alla base ortodossa del Movimento. «Sono contrario», ha sottolineato il senatore Cinquestelle Alberto Airola a Adnkronos. «Per quanto mi riguarda possono proporre anche questa soluzione, ma io e la valle No Tav la rifiutiamo in toto. Non tradirò i No Tav. La valle non si tocca e cercherò di far correggere anche il dl sicurezza bis che influisce anche sul controllo dei cantieri considerati strategici».

Intanto, il 5 luglio è sempre più vicino: il governo italiano e quello francese dovranno render conto di come intenderanno portare avanti il progetto. Pena, la perdita dei fondi e la restituzione dei 120 milioni già ricevuti. Nello stesso giorno il capo politico dei Cinquestelle Luigi Di Maio ha in programma di incontrare a Torino gli eletti e gli attivisti del Piemonte e della Valle d’Aosta per rendere conto dei progressi. La convocazione dell’assemblea straordinaria è scattata proprio in seguito all’ipotesi della “Tav leggera”: all’ordine del giorno ci sarà la votazione della proposta di una lettera aperta indirizzata a tutti i portavoce del Movimento affinché difendano la linea originaria. Ministri, parlamentari, consiglieri (comunali, regionali, metropolitani e di Circoscrizione), tutti a raccolta per ribadire il no all’opera e le ragioni della contrarietà.

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