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Senato, con l’addio di Nugnes la maggioranza è appesa a soli 3 voti

Tra liti, espulsioni e cambi di casacca, adesso la maggioranza che sostiene il governo gialloverde è sempre più risicata. L’ultimo addio è quello della senatrice napoletana, che ha lasciato il M5S per passare al gruppo misto

Dopo l’annunciato passaggio di Paola Nugnes dal M5S al Gruppo misto, il governo gialloverde attualmente conta su 164 parlamentari, solo tre sopra il quorum della maggioranza relativa al Senato che è a quota 161 (compresi i sei senatori a vita): 58 per la Lega e 106 per il M5s. Certo, all’appello mancano ancora i due seggi vacanti che, secondo quanto annunciato da Luigi Di Maio, saranno assegnati a M5S e Lega.

Ma la maggioranza potrebbe ridursi ulteriormente se dovesse concludersi con una espulsione la procedura disciplinare aperta nei confronti della senatrice Elena Fattori per le reiterate posizioni in dissenso con il Movimento. Né va dimenticato che anche i senatori Virginia La Mura e Matteo Mantero sono stati deferiti ai probiviri per il mancato voto sul decreto sicurezza. E anche se sono state smentite le voci che parlavano di uscita dei senatori Vincenzo Presutto e Vilma Moronese il rischio di perdere la maggioranza a Palazzo Madama resta.

Dall’inizio della XVIII legislatura, tra espulsioni e addii più o meno forzati, il Movimento ha perso per strada ben 12 parlamentari: 7 deputati e 5 senatori passati quasi tutti al Gruppo Misto, con sole due eccezioni verso Forza Italia (Matteo Dall’Osso) e Fratelli d’Italia (Salvatore Caiata). Tutte queste «perdite» non hanno fatto altro che aggravare la crisi all’interno del Movimento, causando anche una ulteriore perdita di potere di contrattazione politica rispetto agli alleati di governo della Lega, che non ha perso alcun eletto. L’addio della senatrice napoletana Paola Nugnes, fedelissima dell’ala ortodossa Cinquestelle, potrebbe quindi innescare conseguenze più gravi del previsto. Si prevedono altre defezioni: tra i senatori non in toto allineati alla linea dirigente del M5S ci sono anche Alfonso Ciampolillo, Primo Di Nicola, Nicola Morra e Gianluigi Paragone.

Ma nonostante questo quadro, con i voti dimezzati in appena un anno tra Politiche ed Europee, il capo politico del Movimento Luigi Di Maio in una intervista al Corriere della Sera sostiene che «il governo andrà avanti altri 4 anni», avvertendo: «Chi vuole la crisi aprirà di nuovo la strada ad un governo tecnico stile Monti-Fornero». Un primo test sulla tenuta della maggioranza a Palazzo Madama già domani quando si terrà probabilmente il voto di fiducia sul decreto Crescita.

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