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Nomine Ue, i 28 spaccati su Timmermans

Non si sblocca l'impasse sulla presidenza della Commissione europea: 11 Paesi contro il candidato olandese. Il premier Conte: «L'Italia non può accettare un pacchetto precostituito nato altrove e con regole diverse dal nostro mandato»

Non sono bastate 18 ore di colloqui e incontri bilaterali per sciogliere l’intricato nodo delle nomine dei nuovi vertici Ue: il summit dei 28 è rimandato a domani. La proposta di designare l’olandese Frans Timmermans alla presidenza della Commissione europea ha spaccato il partito popolare e mostrato una nuova drammatica crepa tra l’Est e l’Ovest dell’Europa. Una candidatura venuta fuori al G20 di Osaka e sostenuta da Germania, Francia, Olanda e Spagna. Ma osteggiata da undici Paesi, prevalentemente popolari dell’Est, a iniziare dalla Polonia («candidato che divide», ha detto il premier Mateusz Morawiecki) e dall’Ungheria («errore storico», secondo il primo ministro Viktor Orbán).

Uscito dai colloqui, anche il premier italiano Giuseppe Conte ha ribadito la contrarietà dell’Italia alla nomina di Timmermans come successore di Juncker: «L’Italia non può accettare un pacchetto precostituito nato altrove e con regole diverse dal nostro mandato, insieme ad altri 10 Paesi abbiamo opposto una obiezione», riferendosi a quell’insieme di accordi raggiunti durante il G20 in Giappone tra Angela Merkel, Emmanuel Macron, l’olandese Marc Rutte e lo spagnolo Pedro Sanchez. Nessuna opposizione «personale» da parte dell’Italia all’olandese Frans Timmermans: «Persona di grande valore – ha aggiunto Conte – ed esperienza. Ma se viene proposto con questo metodo, sono costretto a oppormi».

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha parlato di «fallimento» del negoziato «perché credo che abbiamo dato un’immagine molto negativa dell’Europa». Oltre all’Italia, vari premier europopolari e i quattro dell’Est del gruppo Visegrad hanno frenato la candidatura dell’olandese bloccando di fatto anche le nomine dei presidenti del Consiglio europeo, della Bce e l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. «Per me è importante evitare un conflitto interistituzionale tra il Consiglio e il Parlamento», ha spiegato Angela Merkel, riferendosi alla volontà degli eurodeputati di difendere il sistema degli Spitzenkandidat. Alle ultime elezioni europee il Ppe ha avuto più seggi e, quindi, Weber sarebbe dovuto prevalere sull’olandese Timmermans. Ma come ha detto la stessa cancelliera tedesca «non sarà facile prendere decisioni».

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