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Come ha fatto l’Italia a evitare la procedura di infrazione

Una buona parte del risultato ottenuto a Bruxelles si deve alla correzione di bilancio appena approvata e al decreto legge che congela i risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100

«L’Europa ci riconosce serietà e responsabilità», dice Conte. Ma sicuramente quello che ha influito sulla decisione di Bruxelles è stata la correzione dei conti pubblici derivante dall’assestamento di bilancio e dal decreto che congela i risparmi di reddito di cittadinanza e quota 100. Anche il dialogo è stato fondamentale: nella lettera inviata alla Commissione europea per evitare la procedura di infrazione Ue, firmata dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, l’Italia si impegna a un miglioramento strutturale del deficit nel 2020 compatibile con le regole del Patto di stabilità. Le stime per il prossimo anno saranno riviste «alla luce dei trend favorevoli osservati nel 2019 e delle spese per le nuove misure di welfare, reddito di cittadinanza e pensione anticipata», che Conte e Tria prevedono «più basse di quanto previsto anche nel 2020».

La nuove stime di bilancio dell’Italia per il 2019 prevedono un miglioramento del deficit strutturale di «oltre 0,3 punti percentuali» rispetto al peggioramento di 0,2 punti percentuali indicato a dicembre, un «maggior sforzo di bilancio che rappresenta un significativo miglioramento dato il contesto di una quasi stagnazione economica». La missiva conferma una riduzione di 7,6 miliardi di euro delle stime di indebitamento netto per quest’anno, grazie ai due miliardi di spesa congelati dal Consiglio dei ministri del 19 giugno, alla correzione di bilancio appena approvata e al decreto legge che congela 1,5 miliardi di risorse in vista di un minor “tiraggio” da reddito di cittadinanza e Quota 100.

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Il consolidamento della finanza pubblica proseguirà insieme alle riforme strutturali. E per rispondere alle raccomandazioni Ue il governo si concentrerà sul miglioramento dell’efficienza della pubblica amministrazione e del sistema della giustizia. Infine sarà messa in campo una «ampia strategia» per migliorare «il capitale umano e la produttività». La procedura è stata bloccata dopo lunghe trattative condotte dal premier Giuseppe Conte e dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, con in supporto anche del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che si era esposto dicendo che non «c’era ragione per aprire la procedura». «Non era facile e in molti erano pronti a scommettere contro di noi – scrive il premier Conte su Facebook – Noi invece abbiamo sempre creduto nel nostro Paese, sulla solidità dei nostri conti pubblici e sulla bontà e sull’efficacia delle politiche adottate dal mio governo. L’Italia è un grande Paese, credibile, e ne abbiamo avuto ulteriore conferma».

Nessuno però nasconde il senso di sollievo per lo scampato pericolo. «La sfida non è finita. Dobbiamo concentrare gli sforzi per proseguire su questa strada virtuosa» e «aumentare il nostro potenziale di crescita grazie a una spinta a investimenti, produttività e competitività» rimarca Tria. Un risultato che «non è stato un miracolo ma la conduzione di una prudente politica della finanza pubblica sia sul lato delle entrate, in aumento anche sotto il profilo strutturale, sia su quello delle spese, diminuite con una serie di risparmi e senza tagli».

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