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Libia, il governo Sarraj valuta il rilascio di tutti i migranti detenuti

L’ipotesi è stata formulata dopo il bombardamento del campo di Tajura da parte di Haftar. Il leader del governo di Salvezza Nazionale sta valutando di aprire i centri di detenzione e permettere ai migranti di raggiungere l’Europa

Situazione sempre più fuori controllo in Libia dopo la strage nel centro di detenzione dei migranti di Tajoura. Il ministro dell’Interno Fathi Bashagha ha dichiarato che il governo libico di Salvezza Nazionale guidato dal premier Fayez al Sarraj a Tripoli, «dopo il massacro a Tajoura sta considerando il rilascio di tutti i migranti nei centri di detenzione, perché la loro sicurezza non può essere garantita». Secondo una stima dell’Organizzazione internazionale dei migranti, le persone attualmente nei centri di detenzione in Libia sono circa 6-7mila, di cui 3mila nella sola Tripoli.

La dichiarazione di Bashagha arriva poche ore dopo la notizia degli spari fuori dalla struttura, riportata dall’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari. L’Ocha ha riferito che parte della carneficina seguita al bombardamento dei militari di Khalifa Haftar sul centro di detenzione di Tajoura potrebbe essere colpa delle milizie che gestiscono il centro. Secondo alcune testimonianze raccolte, dopo l’esplosione della prima bomba le persone hanno tentato di fuggire, ma le guardie, che per la gestione delle prigioni ricevono soldi dal governo di Tripoli, hanno sparato contro di loro.

Il governo di Tripoli non nasconde la propria impotenza e rabbia per l’inattività della comunità internazionale nei confronti dell’aggressione di Haftar. Un sentimento emerso anche dalle parole del ministro degli Interni di Tripoli, Fathi Bashaga, il quale a seguito delle decine di migranti morti sotto il bombardamento dell’aviazione di Haftar sul campo di Tajura ha ammesso l’incapacità del suo governo a proteggerli. «Se la comunità internazionale non fa nulla per proteggerci contro Haftar, perché mai noi dovremmo aiutare l’Europa a fermare i migranti?».

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Di Libia si è parlato nel faccia a faccia tra Putin e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Come fanno sapere fonti del Quirinale, è stata registrata una «preoccupazione comune per la guerra civile in Libia e il conseguente ritorno del terrorismo islamico battuto in Siria». È stata anche evidenziata l’importanza della stabilità libica per l’Italia e per l’Europa. Da parte russa si è però sottolineata la diversa posizione dei Paesi vicini sulla soluzione politica. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha voluto precisare davanti alla stampa che «nonostante gli appelli della comunità internazionale in Libia, le parti avversarie non stanno dimostrando la disponibilità a fermare lo scontro militare e a sedersi al tavolo dei negoziati. Crediamo che in questa situazione la priorità sia fermare lo spargimento di sangue che potrebbe portare a una guerra civile di larga scala». E il problema per l’Europa, e per l’Italia in particolare, non è affatto irrilevante. Se i centri di detenzione in Libia vengono riaperti, è chiaro che la questione migranti non si espanderà solo nel resto dei Paesi nordafricani ma anche sulla rotta del Mediterraneo.

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