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Lo Stromboli fa ancora paura, Ingv: «Allerta gialla, vulcano in disequilibrio»

Dopo le esplosioni di ieri, l’attività del vulcano non si è ancora placata: «I tremori registrati nei condotti magmatici interni sono saliti su livelli alti», spiega il direttore dell’Osservatorio etneo, Eugenio Privitera

L’isola si avvia lentamente alla normalità dopo l’eruzione dello Stromboli che ieri ha provocato la morte di un escursionista trentacinquenne, alcuni feriti, e messo in fuga molti turisti. Sono 98 le persone che hanno lasciato Stromboli per la paura. L’emergenza è finita ma i vigili del fuoco sono ancora a lavoro per spegnere gli ultimi incendi generati dalla potenza dell’esplosione e dal lancio dei lapilli lavici incandescenti.

«Lo Stromboli è ancora in disequilibrio, tremori registrati nei condotti magmatici interni da ieri sera sono saliti su livelli alti», spiega Eugenio Privitera, direttore dell’Osservatorio etneo e dell’Ingv di Catania. La Protezione civile nazionale ha, quindi, elevato il livello di allerta a «giallo» e per precauzione il sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, ha disposto il divieto di escursioni. «Il vulcano resta un sorvegliato speciale – dice Giorgianni – Nella notte ci sono state piccole scosse, avvertite dalla popolazione ma che non hanno creato danni. La situazione è sotto controllo e sta tornando lentamente alla normalità ma c’è ancora molta paura e preoccupazione». Gli abitanti, rientrati dopo l’emergenza, da ore sono impegnati a spalare detriti che hanno ricoperto strade e abitazioni. «Non ci sono state evacuazioni – spiega il sindaco di Lipari – abbiamo messo a disposizione diversi mezzi per chi volesse allontanarsi volontariamente dalle isole. Per garantire la loro tranquillità più che per un reale pericolo per la loro incolumità».

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La zona più colpita è stata Ginostra, compresa l’area di Punta dei Corvi dove era stato trovato nel pomeriggio il cadavere dell’escursionista Massimo Imbesi, probabilmente rimasto intrappolato dalle fiamme e stordito dal fumo. «Mi sento un miracolato», racconta a Repubblica Thiago Takeuti, 25 anni, il ragazzo brasiliano che ieri era a Punta Corvi con Massimo Imbesi. «Stavamo salendo quando c’è stata la botta. Sembrava un bello spettacolo ma poi ci sono arrivate addosso pietre. Poi abbiamo respirato tutti quei fumi e Massimo ha iniziato a stare male. Ho cercato di aiutarlo ma non c’è stato nulla da fare. Chiamavamo i soccorsi, poi lui si è accasciato».

«Iddu», «Lui», come lo chiamano nell’arcipelago delle Eolie, si è scatenato alle 16.46 con una violenta sequenza esplosiva. Le telecamere di sorveglianza dell’Osservatorio etneo dell’Ingv hanno distinto due eventi esplosivi principali molto ravvicinati, trenta secondi l’uno dall’altro, preceduti un paio di minuti prima, alle 16.44, da alcuni trabocchi lavici scaturiti da tutte le bocche attive della terrazza craterica. La colonna eruttiva si è innalzata per oltre due chilometri di altezza al di sopra della area sommitale disperdendosi in direzione sud-ovest. I prodotti generati dall’esplosione sono ricaduti lungo i fianchi del vulcano: materiale e lapilli incandescenti che hanno provocato incendi su più punti. Segnalati anche circa venti eventi esplosivi minori. Dopo l’esaurimento della fase parossistica, l’ampiezza del tremore vulcanico è sensibilmente diminuita. Ma non la paura.

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