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M5s, tutti gli espulsi durante il governo gialloverde

Le ultime in ordine di tempo sono Veronica Giannone e Gloria Vizzini, messe alla porta per le ripetute violazioni dello Statuto e del Codice Etico del Movimento

Continua la linea intransigente del Movimento 5 Stelle per restare fedele ai suoi principi. Così dopo l’espulsione della senatrice Paola Nugnes, che aveva annunciato di abbandonare il Movimento per passare al Gruppo misto, adesso tocca a Veronica Giannone e Gloria Vizzini. «Il Movimento 5 Stelle deve andare avanti compatto – si legge sul blog delle Stelle – lo richiedono le nostre regole e lo richiedono i milioni di cittadini che ci hanno dato fiducia. Nessuno è al di sopra delle regole e chi le viola sarà sanzionato in proporzione alla gravità».

Da quando il governo Conte si è insediato a Palazzo Chigi, nel Movimento 5 Stelle sono molti i parlamentari a essere stati espulsi. Le motivazioni dell’allontanamento vanno dal mancato rispetto del Codice etico ad alcune esternazioni talmente imbarazzanti da non poter essere tollerate da una forza di governo. Nel caso di Giannone e Vizzini l’espulsione, si spiega sul blog, «è stata presa a seguito delle segnalazioni delle ripetute violazioni dello Statuto e del Codice Etico del Movimento 5 Stelle e dello Statuto del Gruppo Parlamentare del Movimento alla Camera. Risultano gravissime le assenze alle votazioni finali di vari provvedimenti fondamentali, condivisi e sostenuti dal nostro Gruppo Parlamentare». «A questo – si legge – si aggiungono le votazioni in difformità dal Gruppo di numerosi emendamenti contrari alla linea politica del Movimento e per le quali entrambe hanno ricevuto un richiamo formale, la partecipazione in conferenze stampa gravemente lesive dell’immagine del Movimento, oltre che la mancata restituzione forfettaria dal mese di ottobre 2018 a cui sono tenuti per regolamento tutti i parlamentari eletti del Movimento 5 Stelle».

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Motivazioni simili hanno giustificato anche l’espulsione di Paola Nugnes rea di aver votato 131 volte in contrasto al gruppo e per il voto contrario alla fiducia al governo del 27 giugno. Inoltre, una sua intervista al Manifesto il 23 giugno, in cui dichiarava l’intenzione di lasciare il Movimento («Non posso più restare. Decide tutto il capo politico e votano persino il dl Sicurezza bis») avrebbe fatto infuriare il direttivo dei 5 Stelle. De Falco è stato allontanato dai Cinquestelle per aver votato contro il decreto Sicurezza e per essersi astenuto al voto di fiducia sulla manovra economica. La differenza di vedute sui temi dell’immigrazione tra De Falco e il governo Conte ha incrinato il rapporto: il senatore ha aspramente criticato la scelta dell’esecutivo di non firmare il global compact. E ancora: Saverio De Bonis è stato espulso per violazione dell’art. 11 dello Statuto del Movimento e dell’art. 6 del Codice etico, quello sui procedimenti penali; Sara Cunial è stata allontanata dai 5 Stelle per le sue posizioni no-vax; Andrea Mura per le troppe assenze in Parlamento.

Ma ci sono anche tanti casi di candidati nelle fila pentastellate che sono stati allontanati prima della data delle elezioni. Salvatore Caiata, ad esempio, cacciato per un’indagine a suo carico per riciclaggio, è stato comunque eletto e si è iscritto nel gruppo misto. Poi l’inchiesta è stata archiviata e ha aderito al gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera. Silvia Benedetti, anche lei espulsa prima delle votazioni, è stata comunque eletta ed è entrata nel Gruppo misto. Stessa sorte per Andrea Cecconi, Antonio Tasso, Catello Vitiello, Maurizio Buccarella e Carlo Martelli, tutti in Parlamento, ma finiti in altri partiti.

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