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Tagli scorte, Salvini firma la nuova direttiva: in un anno 49 in meno

Il ministro dell'Interno firma il provvedimento più volte sbandierato: «Tuteleremo solo chi è davvero a rischio». Dal primo giugno 2018 ad oggi le tutele sono diminuite da 618 a 569, con un calo del 9% di agenti utilizzati

Come promesso il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha firmato una nuova direttiva sulle scorte: in un anno sono state revocate 49 misure di protezione, con 203 agenti assegnati ad altri servizi e un taglio contestuale di auto blindate. Il capo del Viminale vuole continuare sulla via tracciata per razionalizzare le misure di protezione esistenti: «Tuteleremo solo chi è davvero a rischio». L’obiettivo infatti, viene specificato, «è rendere più efficiente il servizio, sia per il personale impiegato che per le risorse utilizzate». A decidere sulle scorte saranno gli uffici competenti al termine dei riscontri informativi: «Si tratta di atti amministrativi e non politici», ci tengono a far sapere dal ministero dell’Interno.

C’è tuttavia attesa per capire chi per il ministero «è davvero a rischio», visto che in passato proprio Matteo Salvini aveva più volte messo in dubbio l’utilità della scorta di Roberto Saviano e di Sandro Ruotolo sotto scorta dal 2015 per le minacce del boss dei Casalesi Michele Zagaria. Ma per revocare una scorta, non basta una semplice dichiarazione sui social, bisogna accertare la cessazione del rischio concreto: ed è una commissione centrale consultiva, composta da diversi rappresentanti dell’Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale e delle forze dell’ordine, a occuparsene. «Siamo impegnati per garantire la massima tutela per chi è davvero a rischio, ma siamo determinati a recuperare centinaia di donne e uomini delle forze dell’ordine per assicurare la sicurezza a tutti gli altri cittadini», ha spiegato Salvini.

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Intanto, una prima razionalizzazione delle misure di protezione ha già portato a un calo di diverse unità impiegate nelle tutele personali tra il 2018 e il 2019: al primo giugno 2018, secondo i dati diffusi dal Viminale, le misure per le tutele personali ammontavano a 618, con l’impiego di 2.218 donne e uomini delle forze di polizia, oltre a circa 230 agenti utilizzati per le cosiddette vigilanze fisse ad abitazioni e luoghi di lavoro, 434 le auto blindate fornite, 266 le vetture non specializzate. Un anno dopo, al primo giugno 2019, le misure di sicurezza sono 569 con un calo di circa il 9% del numero di agenti utilizzati sia per le scorte personali che per le vigilanze fisse. I dati precisi sono di 2.015 unità delle forze di polizia impiegate (203 in meno rispetto a dodici mesi prima), oltre a 211 per le vigilanze fisse, 404 le vetture blindate e 234 le non specializzate.

La regione con più tutele è il Lazio con 209 misure di protezione nel 2018 e 173 nel 2019, subito dopo c’è la Sicilia con 142 nel 2018 e 124 nel 2019. Le categorie maggiormente tutelate sono magistrati, imprenditori e diplomatici, oltre a politici, giornalisti e alti dirigenti dello Stato. In particolare, al primo giugno 2018 risultavano protetti 274 magistrati, 82 politici, 45 imprenditori e 28 diplomatici. Dopo un anno il numero dei magistrati tutelati non ha subito variazioni, i politici sono scesi a 58, gli imprenditori a 32 e i diplomatici a 27.

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