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Il fallimento della politica dei porti chiusi di Salvini

Qualcosa non ha funzionato: i migranti continuano ad arrivare sia con le navi delle Ong sia con i barconi delle mafie. E adesso il ministro dell’Interno cerca qualcuno a cui dare la colpa

I porti sono aperti. I migranti continuano a sbarcare, sia con le navi delle Ong che con le ignorate e ben più preoccupanti imbarcazioni gestite da gruppi criminali. La gran parte delle norme dei “decreti sicurezza” sugli sbarchi si è dimostrata inapplicabile. Le navi delle Ong che salvano dei naufraghi possono raggiungere i porti italiani ignorando i divieti, persino forzando i blocchi della Gdf: i comandanti vengono scagionati, i sequestri vengono annullati. E ora che la propaganda ha lasciato alla nuda realtà, il ministro dell’Interno dice che lo hanno «lasciato solo», e cerca qualcuno a cui dare la colpa del suo clamoroso fallimento.

Ma la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta, non ci sta a questo gioco di rimpallo di responsabilità. «Quanto sta accadendo in questi giorni si sarebbe potuto evitare. Lo avevo detto a Matteo Salvini: senza la missione Sophia torneranno le Ong. Non ha voluto ascoltare e adesso si lamenta». Nell’intervista al Corriere della Sera Elisabetta Trenta rivela anche qualcos’altro. Ad esempio che la Difesa aveva offerto il suo supporto al Viminale per poter trasferire i 54 della Alex a Malta. Ma dal Ministero non è arrivata alcuna risposta e così i migranti sono rimasti prima in attesa delle motovedette mandate da La Valletta e poi Mediterranea ha deciso di entrare in porto. «Eravamo a disposizione per il massimo sostegno – dice la Trenta nell’intervista – ci è stato detto che non serviva. Siamo rimasti a disposizione, pronti. Ma da quel momento non è più arrivata alcuna richiesta del Viminale». Salvini ha preferito invece fare una diretta per dire che era stato abbandonato.

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E così per l’ennesima volta i migranti sono sbarcati. Come è successo per la Alex e la Sea Watch, come è successo per nave Diciotti. Mentre continuano anche gli “sbarchi fantasma”. Poche persone, su barchini, gommoni o addirittura barche a vela, a volte neppure conteggiati perché non intercettati dalle forze dell’ordine una volta a terra. Proprio ai primi di giugno il Viminale aveva contestato un certo “allarmismo” sul fenomeno, rilevando che «i rintracci a terra in prossimità di uno sbarco sono stati 5.371 nel 2017, 3.668 nel 2018, 737 nel 2019». Se l’ultimo mese di statistiche racconta in effetti di arrivi più che dimezzati rispetto al 2018 (da 3.147 a 1.218) i “cruscotti giornalieri” elaborati dal Dipartimento della Pubblica sicurezza dicono che solo nella giornata del 7 giugno, ad esempio, sono arrivate 147 persone, vale a dire più dei migranti trasportati dalla Sea Watch e dalla Alex messi insieme. Ma non fanno notizia. Seguendo questi dati e incrociandoli con le agenzie di stampa emerge chiaramente che di molti approdi sulle nostre coste non si sa proprio nulla, magari per gli orari o le modalità in cui avvengono.

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