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Da militante della Lega a ministro della Famiglia: chi è Alessandra Locatelli

Il rapidissimo cursus honorum partito dalla segreteria cittadina della Lega Nord a Como e consolidato con l'incarico di vicesindaco, comprende la conquista di un seggio a Montecitorio e la nomina al dicastero della Famiglia

Una carriera fulminante, anche per gli standard del governo gialloverde. Alessandra Locatelli è passata nel giro di pochi anni dalla segreteria cittadina della Lega Nord a Como a ministro della Famiglia, al posto di Lorenzo Fontana passato a guidare gli Affari europei. In mezzo, la conduzione di battaglie politiche che le sono valse il soprannome di “vicesindaca-sceriffa”, carica ricoperta per un solo anno, prima dell’ingresso alla Camera: dai presidi organizzati davanti al centro migranti di Como per chiederne la chiusura ai regolamenti comunali anti-clochard che vietavano l’elemosina nel periodo delle feste natalizie, fino alla presa di posizione contro la concessione di spazi pubblici per la preghiera durante il Ramadan e la promozione senza sosta del decreto sicurezza.

Senza dimenticare quello sconfinamento istituzionale della Lega a cui si era unita nei difficilissimi giorni che precedettero la formazione dell’attuale governo Conte, quando Alessandra Locatelli aveva condiviso sui social la proposta dal segretario del Carroccio in Lombardia, Paolo Grimoldi: «Chiederemo a tutti gli amministratori della Lega in Lombardia di rimuovere immediatamente dai loro uffici pubblici la foto di Mattarella, che non rappresenta più un garante imparziale dei cittadini», era il messaggio condiviso su Facebook dalla Locatelli, che aveva messo nel mirino il Capo dello Stato dopo il durissimo scontro intorno al nome di Paolo Savona.

Classe 1976, una laurea in sociologia a Milano Bicocca (con tesi sulla diagnosi precoce dell’Alzheimer), educatrice specializzata nella cura di persone affette da gravi disabilità psichiche, la neo ministra è stata per molti anni responsabile di struttura in una comunità alloggio per disabili con insufficienza mentale gestita dall’Anffas di Como (1996-2017). Carica che ha lasciato dopo l’elezione in Consiglio comunale «non perché fosse direttamente incompatibile con il mio ruolo amministrativo – come ha spiegato in una intervista al giornale on line “Como Zero” – ma per questioni di opportunità visto che si tratta di una struttura pubblica».

Da quando è parlamentare, la sua bacheca Facebook è diventata un raccoglitore di post e di re-post contro i migranti, contro le Ong e contro Carola Rackete. In uno di questi paragona la raccolta fondi per «sostenere una criminale che dice di essere sempre stata ricca e per questo di voler aiutare i migranti che scappano dalle guerre» ai «dati della fame nel mondo, dove ci sono realtà diffuse in cui bambini, donne e uomini sopravvivono tra fame strazi e stenti ogni giorno».

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