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«I proiettili li consegnavamo di persona»: chi è l’ex terrorista Galmozzi che minaccia Salvini

La polizia di Sesto Fiorentino ha fermato una busta con un proiettile destinata al vicepremier. Il killer di Prima Linea commenta su Facebook: «Una volta invece di spedirli li portavamo di persona»

Dopo un proiettile in busta, il ministro dell’Interno Matteo Salvini è stato bersaglio di un post carico di minacce da parte di un protagonista degli anni di piombo, Enrico Galmozzi. Al titolare del Viminale l’ex terrorista fa sapere che «una volta invece di spedirli li consegnavamo di persona». Ed in effetti Galmozzi di proiettili ne ha “consegnati” personalmente più di uno. Era nel gruppo di fuoco di Prima Linea, l’organizzazione formata in larga parte da fuoriusciti da Lotta Continua che faceva da concorrenza alle Brigate Rosse, rendendosi responsabile di esecuzioni efferate: furono militanti di Prima Linea, tra l’altro, ad uccidere i magistrati milanesi Emilio Alessandrini e Guido Galli.

Galmozzi fu il sicario che il 12 marzo 1977, a Torino, uccise Giuseppe Ciotta, un padre di famiglia che come unica colpa aveva quella di sorvegliare il Politecnico del capoluogo piemontese. Recentemente Galmozzi era tornato alla ribalta per il suo intervento in difesa di Cesare Battisti, il militante dei Proletari armati per il comunismo catturato in Sudamerica dopo una lunga latitanza e estradato in Italia. Galmozzi aveva criticato la «forsennata caccia a Cesare da parte di tutte le forze di polizia brasiliane. Chiunque in questo duello fra una imponente macchina da guerra e un uomo solo in fuga non parteggi per l’uomo in fuga è una merda»

Ora quel nome è tornato, sui profili social di Matteo Salvini: «Terrorista rosso, condannato per omicidio, oggi mi insulta e minacci. Strano Paese l’Italia». Sotto uno screenshot tratto da profilo Facebook di Enrico Galmozzi in cui l’ex terrorista commenta: «“I proiettili in busta non mi fermeranno”. Giù la testa coglione, non fare il cinema che ti va di culo: una volta invece di spedirli li consegnavamo di persona». Il riferimento è chiaro. Poche ore prima il leader della Lega aveva pubblicato la foto di un proiettile destinato a lui e intercettato dalla polizia di Sesto Fiorentino. Una delle oltre cento minacce di morte che il ministro dell’Interno dichiara di aver ricevuto da quando è iniziato il governo Conte. «Sicuramente non mi fanno paura. Anzi, mi fanno ancora più forza e voglia di combattere criminali di ogni genere».

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