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Fondi russi alla Lega, il Pd chiede le dimissioni di Salvini

Alla luce dei rapporti emersi tra il vicepremier e Savoini, il Partito democratico, che inizialmente aveva chiesto una commissione d’inchiesta sul caso, è passato all’attacco: «Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il ministro dell'Interno di un grande paese democratico»

Mentre Palazzo Chigi tiene a precisare in un comunicato che l’invito per Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Villa Madama in onore del presidente russo Putin non è partito dal premier Giuseppe Conte, dal Pd continuano a levarsi voci che chiedono le dimissioni del leader della Lega Matteo Salvini. «Palazzo Chigi smentisce Salvini su Savoini. A questo punto non basta riferire in Parlamento. Chi dice falsità per coprire truffe e truffatori non può fare il ministro dell’Interno di un grande paese democratico», scrive su Twitter l’ex premier Paolo Gentiloni.

Savoini è una delle persone al centro dell’inchiesta di Buzzfeed sui rapporti tra la Lega e la Russia. Buzzfeed ha raccontato di un incontro avvenuto a Mosca lo scorso ottobre durante la visita ufficiale del ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini: in quell’occasione Gianluca Savoini avrebbe trattato con alcuni russi un accordo illegale per far arrivare alla Lega 65 milioni di dollari per finanziare la campagna elettorale in vista delle elezioni europee. Negli ultimi giorni Salvini ha cercato di prendere le distanze da lui, ma giornali e web hanno mostrato prove consistenti sugli stretti rapporti tra i due.

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In seguito a quanto emerso, il Pd che inizialmente aveva chiesto una commissione d’inchiesta sul caso, è passato ulteriormente all’attacco del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, chiedendone le dimissioni. «Non è assolutamente opportuno, anzi è improprio, che Salvini continui a fare il ministro dell’Interno. Se in Gran Bretagna, in Francia, in Germania o in Spagna un ministro dell’Interno si trovasse coinvolto in una vicenda così nera e così equivoca, mi chiedo se rimarrebbe al suo posto un minuto di più», ha commentato Luigi Zanda, tesoriere del Pd. Più duro l’affondo di Lia Quartapelle, capogruppo del Partito democratico nella commissione Esteri: «Savoini era presente all’incontro bilaterale riservato del 16 luglio 2018 al ministero dell’Interno russo. Salvini dice che non sa chi l’ha invitato – ha dichiarato l’esponente Pd – A prenderlo alla lettera preoccupa e sconcerta che il ministro, responsabile della sicurezza di tutti noi, non sappia chi sia con lui alle riunioni riservate con delegazioni straniere. Eventi che normalmente passano filtri di sicurezza di altissimo livello. A meno che Savoini non fosse invitato dal ministero dell’Interno russo. Il che avrebbe risvolti ancora più inquietanti. Salvini quindi o mente o non sa fare il suo lavoro. In ogni caso si dimetta, è un pericolo per la sicurezza nazionale».

Mentre Il segretario del Pd Nicola Zingaretti chiede, a nome del partito, un incontro urgente ai presidenti di Camera e Senato Fico e Casellati «per garantire che nelle sedi parlamentari ci sia immediatamente la possibilità di ascoltare il governo su quanto sta accadendo». Intanto, un comunicato la presidenza del Consiglio chiarisce l’anomala presenza del faccendiere dell’Associazione Lombardia-Russia alla cena ufficiale per il presidente russo i quei giorni in visita in Italia: «È stato Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini a far invitare Gianluca Savoini alla cena che si è tenuta a Roma, a Villa Madama, la sera dello scorso 4 luglio, in onore del Presidente Putin». Prendendo, di fatto, le distanze dal caso e scaricando la responsabilità su Salvini, o meglio sul suo consigliere D’Amico.

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