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Tav, il “no” del M5s comincia a vacillare

Difficile tornare indietro, se ne è reso conto anche Di Maio: «Resto contrario all’Alta velocità Torino-Lione, ma fermarla ora costerebbe il triplo»

Il fronte del “No Tav” comincia a cedere. Il leader del M5s, Luigi Di Maio,ha dichiarato che «tornare indietro adesso sulla Tav richiederebbe il triplo delle energie». Del resto, la definizione del dossier Alta velocità incombe sull’esecutivo gialloverde, insieme alle prossime scadenze per la realizzazione dell’opera: il 16 settembre si chiuderà la prima fase della manifestazione di interesse per il versante italiano.

«Il Movimento è sempre stato e sarà sempre No Tav», ha detto Di Maio salvo poi inanellare una serie di «ma» e «però». «Gli incontri che il governo sta facendo sulla Tav — ha chiarito — sono imposti da accordi internazionali già esistenti». Difficile, insomma, fermare in corsa il treno dell’Alta velocità: nemmeno ora che il M5S è alla guida del Paese. «Va ricordato — ha messo in chiaro il leader 5 Stelle — che siamo andati al governo con il 33 per cento, non con il 51. Ciò significa che ogni volta che c’è da prendere una decisione si tiene una riunione a tre dove si cerca di mediare per accontentare tutti».

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«Aver lasciato per cinque anni al governo il Pd ecco che cosa ha provocato. Quanto è stato difficile averli al governo con loro che remavano a favore dell’opera, adesso ci vuole il triplo delle energie per tornare indietro» ha detto per cercare di giustificare le difficoltà del governo gialloaverde di bloccare la grande opera, considerata da sempre dal Movimento uno dei «simboli degli sprechi di soldi pubblici, contro cui battersi».

È ancora così per Francesca Frediani, capogruppo del M5S in Piemonte: «Per carità non mi aspettavo un “lo fermeremo”, ma almeno un impegno a dialogare con chi potrebbe suggerire possibili soluzioni. Ho cercato in questi mesi di essere portavoce del mio territorio, ma mi sono trovata davanti un muro. Parliamo tanto di ascoltare il territorio, ma adesso è il momento di farlo».

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