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Flat tax per i redditi incrementali: l’ipotesi che potrebbe mettere d’accordo Lega e M5s

Allo studio la possibilità di applicare la tassa piatta al 15% per chi dichiara di più rispetto all’anno precedente. Si tratterebbe di una misura di compromesso che costerebbe solo 2 miliardi di euro

Nel 2020 potrebbe scattare una flat tax al 15% per i redditi incrementali. È questa l’ipotesi, suggerita qualche settimana fa dal sottosegretario leghista all’Economia, Massimo Bitonci, che sembra mettere d’accordo Lega e M5s. La nuova flat tax prevederebbe un taglio netto delle tasse solo per chi, nella dichiarazione dei redditi, segnalerà un incremento del proprio reddito. Tradotto: chi nel 2019 ha denunciato un reddito da 50mila euro e nel 2020 da 60mila pagherà il 15% di tasse e non più il 38%, ma solo su quei 10mila euro di differenza. Secondo le stime del governo, questo permetterebbe di adottare la misura in maniera soft, con una spesa di soli 2 miliardi.

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Il meccanismo non è una novità assoluta. Il primo partito a parlare di una flat tax sui redditi incrementali è stato un anno fa Fratelli d’Italia, con una proposta di Andrea De Bertoldi. «Era ora – esulta Giorgia Meloni – Pare che finalmente il governo abbia deciso di ascoltare Fratelli d’Italia e stia ragionando sulla Flat tax al 15% sui redditi incrementali. La storica proposta di Fratelli d’Italia prevede una tassa piatta applicata solo a quanto dichiarato in più rispetto all’anno precedente: fa emergere il sommerso, non pesa sulle casse dello Stato e incentiva a lavorare e produrre di più. Una volta estesa la base imponibile della Nazione, la Flat tax potrebbe poi essere estesa all’intero reddito di famiglie e imprese. Se la maggioranza ci avesse dato retta già più un anno fa, oggi saremmo alla seconda fase. Comunque, meglio tardi che mai. Speriamo che finalmente si passi dalle parole ai fatti».

Dopo che lo scorso anno sono stati gli autonomi ad iniziare a beneficiare di una prima forma di flat tax (con una tassazione del 15% per i redditi sotto i 65mila euro annui), ora la Lega sta tenacemente cercando di ampliare la platea ai contribuenti Irpef. Le coperture però di un’operazione a così ampio raggio, anche prevedendo un tetto massimo, appaiono al momento proibitive per l’esecutivo. E così entra in gioco la flat tax per i redditi incrementali, che permette di ampliare i beneficiari della misura ma contenendo per i costi: 2 miliardi a fronte dei 10 o più necessari per la tassa piatta in versione integrale.

Una soluzione che riesce a mettere d’accordo tutti nella maggioranza. Il Movimento 5 Stelle è attirato dalla sua funzione anti-evasione fiscale, visto che l’aliquota bassa sui redditi aggiuntivi è in effetti un incentivo a dichiarare di più, a differenza della Flat tax per le partite Iva dove invece l’incentivo è a dichiarare di meno, visto che si applica solo fino a 65 mila euro. E la Lega potrebbe comunque dire di aver avviato il percorso della sua riforma bandiera e scrivere già nella prossima Legge di Bilancio le tappe successive della Flat tax. A partire dal 2021 l’aliquota fissa al 15% si dovrebbe applicare ai redditi compresi tra i 35 e i 55 mila euro lordi l’anno.

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