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Salvini incontra i sindacati e Conte attacca: «Scorrettezza istituzionale»

Il premier avvisa il vicepremier leghista: «La manovra viene fatta a Palazzo Chigi e i tempi li decido io». E sul caso Savoini: «È giusto che debba riferire in Parlamento sui presunti fondi russi, noi crediamo nella trasparenza»

L’incontro organizzato al Viminale da Matteo Salvini per parlare di manovra crea un nuovo caso nel governo. Dopo le polemiche per i presunti fondi russi alla Lega, Salvini ha convocato un vertice a cui hanno partecipato le parti sociali alla presenza di alcuni suoi fedelissimi, tra i quali pure l’ex sottosegretario indagato per corruzione Armando Siri. Per il premier Giuseppe Conte è stata una «scorrettezza istituzionale». «Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale».

Conte non le manda a dire: «La manovra economica viene fatta Palazzo Chigi, dal ministro dell’Economia e tutti i ministri interessati, e non si fa altrove, non si fa oggi. I tempi, e tengo a precisarlo, li decide il Presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell’Economia. I tempi non li decidono altri». Senza dimenticare, hanno notato poco dopo dallo staff, che la Lega non ha ancora indicato i nomi dei delegati che devono sedere ai cinque tavoli dedicati alla finanziaria. «Da oltre due settimane il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta sollecitando la Lega a dare i nomi dei delegati che dovrebbero rappresentare il partito di Salvini ai tavoli sulla manovra ma la Lega non ha ancora indicato i suoi delegati», precisa lo staff del premier, a proposito di manovra e flat tax. I tavoli, viene ricordato, sono cinque, tra cui anche quello sulla riforma fiscale.

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Ma non solo. Il premier, rispondendo ai giornalisti, ha anche ribadito la necessità che il governo segua la linea della “trasparenza”. E alla domanda se Salvini debba riferire in Aula sul caso del finanziamento russo alla Lega ha commentato: «Perché no? Noi crediamo nella trasparenza nei confronti dei cittadini in ogni sede, in tutte le occasioni, in primis in Parlamento, le sedi giuste per onorare questa linea guida». E sul tema è intervenuto anche il leader del M5S, Luigi Di Maio: «La partecipazione al tavolo con Siri è affare loro. Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. E ci comportiamo di conseguenza». E ancora: «Ora ho capito perché alcuni sindacati attaccano la nostra proposta sul salario minimo, quando abbiamo milioni di lavoratori sfruttati e sottopagati. Parlino pure con Siri, parlino pure con chi gli vuole proteggere le pensioni d’oro e i privilegi. Hanno fatto una scelta di campo, la facciamo pure noi! Per quanto mi riguarda, basta recite, pensiamo a governare!».

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