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È morto Andrea Camilleri, il maestro nato per “cuntare” storie

Aveva perso la vista da qualche tempo, ma aveva mantenuto intatta la capacità di raccontare. Dai romanzi alle prese di posizione sulla politica, ecco il ritratto dello scrittore

«Morirò il giorno in cui non potrò più scrivere» aveva previsto Andrea Camilleri qualche tempo fa. Invece la morte l’ha sorpreso mentre a 93 anni, cieco, era ancora in piena attività. Un libro appena uscito, “Il Cuoco dell’Alcyon”, il nuovo romanzo del commissario Montalbano (trentesimo della serie) e il ritorno sulla scena come attore e autore dopo il trionfale debutto al Teatro greco di Siracusa l’anno scorso con “Tiresia”. Questa volta aveva deciso di indossare i panni del primo assassino della storia nel monologo “Autodifesa di Caino”, che era in cartellone il 15 luglio alle Terme di Caracalla. E non aveva mai smesso la sua vis polemica nei confronti dei politicanti che stanno portando l’Italia alla rovina, da Renzi a Salvini. Il “contastorie” siciliano che voleva così sfidare l’eternità non ce l’ha fatta. Il cuore si è fermato un mese dopo il ricovero all’ospedale Santobono di Roma.

Il papà del commissario Montalbano è stato un fenomeno letterario davvero unico e inimitabile. Andrea Camilleri è diventato autore bestseller a oltre 70 anni. Arriva per ultimo e diventa il primo. Un successo da oltre 30 milioni di copie con titoli tradotti in tutto il mondo, che non fanno in tempo ad uscire ed entrano in testa alle classifiche dei più venduti, piacendo dal nord al sud Italia e a lettori di tutte le età.
Il salto alle grandi tirature per Camilleri è arrivato con il suo commissario Salvo Montalbano, apparso per la prima volta nel romanzo “La forma dell’acqua” del 1994: il nome è un omaggio a uno degli scrittori più amati da Camilleri, Manuel Vazquez Montalban, ed i modelli ideali sono proprio Pepe Carvalho, il detective creato dallo scrittore catalano, e il bonario commissario francese Maigret.

Il vero balzo mediatico si realizzò nel 1996 quando Maurizio Costanzo, in una puntata della sua trasmissione, invitò i telespettatori a comprare “Il ladro di merendine”, impegnandosi a restituire i soldi se il libro non fosse piaciuto. Da allora non si è più fermata la fortuna del commissario – colto, gran lettore di romanzi, ghiotto, fidanzato con Livia -, entrato nell’immaginario collettivo grazie all’interpretazione di Luca Zingaretti, ex allievo di Camilleri, negli episodi della serie di Rai1, al top degli ascolti anche in replica. «Montalbano è un monumento che se ne sta lì, ancora destinato a crescere per qualche anno. Terminerà quando finirò io» come disse all’agenzia Ansa Camilleri in occasione dei vent’anni del suo commissario le cui avventure si sarebbero dovute fermare al secondo episodio e invece non hanno mai smesso di stupire, anche affrontando gli imbrogli negli appalti delle opere pubbliche. «Non mi facevo capace di avere una tale fantasia per la lunga serialità. Però ci sono riuscito» spiegava lo scrittore, incallito fumatore. Popolare, in tal senso, l’imitazione che ne fece Fiorello. Complici i due – Camilleri e Fiorello – dell’ingresso di termini del dialetto siciliano nel linguaggio comune. Attraverso il commissario Montalbano frasi come “un ci rumpiri i cabbasisi” o ricette come quella della pasta ‘ncasciata oltrepassano lo Stretto.

Così Vigata, il paese dove sono ambientati i romanzi di Montalbano, è diventato uno dei centri più famosi della Sicilia (pur essendo un non-luogo di pura invenzione) e i luoghi di Montalbano, tra cui la casa del Commissario a Puntasecca e l’ufficio a Scicli, e quelli raccontati da Camilleri nei suoi romanzi storici (anche quelli incredibili successi di ascolto, compreso l’ultimo, “La stagione della caccia” con Francesco Scianna) vengono presi d’assalto dai cosiddetti “cineturisti”. «La Sicilia ha un richiamo in più. Se l’avessi ambientato altrove credo che non avrei raggiunto una certa verità o verosimiglianza che, invece, mi è possibile ambientandolo in Sicilia», ha avuto modo di sottolineare lo scrittore. Lette da decine di milioni di persone e tradotte in 120 lingue, le opere di Camilleri “sdoganano” il dialetto siciliano nella letteratura italiana, divertono il pubblico e, nello stesso tempo, sono improntate all’impegno civile e alla difesa degli oppressi. Nel “Giro di Boa” e in altri libri, Camilleri si schiera con gli immigrati e contro la pericolosa xenofobia imperante in settori della società e della politica. Antirazzismo, antimafia e antifascismo sono da sempre tre aspetti importanti dello scrittore. Perché c’è anche il Camilleri intellettuale progressista che interviene in politica. L’antiberlusconiano prima, poi vicino alle cause dipietriste, e ancora nell’area della lista Tsipras, fino al recente attacco contro l’uso del rosario da parte di Salvini.

Regista, sceneggiatore, autore teatrale e televisivo delle più conosciute produzioni poliziesche della televisione italiana, dal tenente Sheridan a Maigret, Camilleri era nato il 6 settembre 1925 a Porto Empedocle, in provincia di Agrigento. Uomo di una simpatia travolgente, geniale, sapiente, colto, umanissimo, profondo, ha avuto una vita straordinaria e piena di sorprese e che non ha mai nascosto i suoi vizi e le sue debolezze. Uno dei suoi punti di forza, come spesso ha confessato nelle interviste, è stata la moglie Rosetta Dello Siesto, sposata nel 1947. Un matrimonio felice e duraturo dal quale sono nate tre figlie.
Prima di Montalbano lo scrittore aveva appassionato una cerchia di lettori di mezza età che non lo ha mai abbandonato, pubblicando, dopo il rifiuto di quattordici editori, “Il corso delle cose” (Lalli, 1978) e poi “La strage dimenticata”, “La stagione della caccia” cui sono seguiti libri diventati cult come “Il birraio di Preston”, “Un filo di fumo” o “La concessione del telefono”. Tutto senza fare troppo chiasso, come nello stile dell’amica-editrice Elvira Sellerio, per lo scrittore «una sorella». «Il suo segreto è stato quello di non essersi mai posto come un maestro della letteratura» commenta Carlo Lucarelli, che ha scritto con l’autore siciliano il libro “Acqua in bocca” (Minimum Fax). «Eppure dobbiamo al suo successo la popolarità raggiunta dal “giallo”. È stato un maestro di umiltà».

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