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FaceApp, come funziona e quali rischi si nascondono nell’app che invecchia

Tutti pazzi per l’applicazione che con pochi click mostra come saremo tra 40 anni. Ma è meglio non sottovalutare i rischi per la sicurezza dei dati personali

Si chiama FaceApp e sta diventando la tendenza dell’estate 2019. L’app ha contagiato vip e persone comuni, invadendo le bacheche di Facebook, Twitter e Instagram: nessuno resiste alla tentazione di vedere in foto come sarà da vecchio. Tanto che l’hashtag #FaceAppChallenge (o semplicemente #FaceApp) è diventato virale.

L’app è stata lanciata nel 2017, dalla compagnia russa Wireless Lab. L’ultima versione del software però è dotata di effetti più realistici, merito del perfezionamento dell’intelligenza artificiale. Disponibile per iOS e Android, FaceApp permette di utilizzare diversi filtri: dall’acconciatura fino all’età (è presente la funzione che invecchia, ma anche quella che ringiovanisce). Ma è possibile anche cambiare sesso, trasformarci in uomini o donne. Molti effetti sono a pagamento. Le tariffe sono di 3,99 euro per un mese, 19,99 euro per un anno e 43,99 euro per sempre. Sul Play Store è stata scaricata oltre 50 milioni di volte e ha un rating che si avvicina parecchio alle cinque stelle, la valutazione massima.

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Allo stesso tempo, è necessario chiedersi se vale la pena condividere le nostre foto con applicazioni di questo tipo. Ogni volta che un viso viene processato, l’immagine potrebbe essere conservata dai server della società e utilizzata per scopi commerciali. Nella sezione dell’app dedicata all’uso delle informazioni si legge che l’applicazione «potrebbe condividere i contenuti e le informazioni degli utenti con le aziende che fanno parte del gruppo di società di FaceApp». Al momento però, questa applicazione non risulta coinvolta in scandali informatici riguardo l’utilizzo dei dati personali.

Inutile dire che la sfida ha dato il via alla creazione di un’infinità di meme.

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