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Notre Dame, quell’errore che avrebbe potuto far crollare tutto

Il New York Times ricostruisce la dinamica dell'incendio del 15 aprile: un ritardo iniziale di 30 minuti nell'intervento ha fatto sì che il fuoco raggiungesse livelli incontrollabili

Tre mesi dopo l’incendio che ha fatto crollare la guglia di Notre-Dame, la cattedrale più celebre al mondo è ancora a rischio crollo. Secondo Antoine-Marie Préaut, conservatore dei monumenti dell’Île-de-France, «esiste ancora una possibilità che l’impalcatura non regga, perché non siamo ancora in grado di giudicare lo stato delle volte». Le autorità stanno indagando sul motivo che ha scatenato l’incendio e sul perché nessuno sia riuscito a fermarlo in tempo. Quello che però ora sappiamo, grazie ad un’indagine esclusiva condotta dal New York Times, è che quando l’incendio è stato spento la cattedrale era davvero sul punto di crollare. Il fatto che non sia accaduto è dipeso unicamente dagli enormi rischi che si sono presi i vigili del fuoco.

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Secondo quanto ricostruito dal New York Times, tramite interviste e documenti, la situazione sarebbe degenerata a causa di un errore iniziale nell’identificazione del fuoco. Il sistema anti-incendio della cattedrale di Parigi è stato messo a punto in 6 anni da decine di esperti, ma quando alle 18.18 del 15 aprile si è messo in funzione, l’agente della sicurezza davanti al monitor non ha letto la dicitura “fuoco” bensì una indicazione composta da numeri e lettere (associata ad uno dei 160 rilevatori di fumo disseminati) con successivo segnale di attuazione del meccanismo di aspirazione. L’addetto alla sicurezza, sempre come riporta il quotidiano americano, era stato assunto da soli tre giorni e forse non era stato formato nella maniera adeguata. Si racconta infatti che l’addetto, dopo quattro minuti dall’allarme abbia telefonato alla guardia presente chiedendo di andare a controllare in sagrestia. Invece di avvertire nell’immediato i Vigili del Fuoco, dopo 10 minuti ha contattato il suo capo ma senza successo. Passano altri 25 minuti il capo ha richiamato capendo che l’incendio non fosse presente in sagrestia ma in altro luogo: 300 scalini a piedi e l’amara scoperta delle fiamme che stavano bruciando le travi in legno da circa mezz’ora.

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L’errore iniziale ha fatto sì che il fuoco raggiungesse livelli incontrollabili ed è stato solo grazie all’intervento temerario dei vigili del fuoco se oggi la cattedrale è ancora in piedi. Le fiamme stavano minacciando la torre nord: all’interno otto gigantesche campane erano appese in modo precario su travi di legno che potevano facilmente prendere fuoco. Se fossero crollate avrebbero distrutto la torre, e causato probabilmente il crollo dell’intera struttura. Il ritardo iniziale ha reso la strategia più rischiosa l’unica possibile: quella di entrare nella torre nord e spegnere le fiamme dall’interno. Quando Macron ha convocato i vigili del fuoco per ringraziarli, non è stato un gesto formale. Quella squadra ha salvato Notre-Dame, e lo ha fatto rischiando di essere inghiottita dalle fiamme.

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