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Tav, dopo il sì ufficiale del governo arriva la mozione del M5s

È ancora scontro nella maggioranza sull'infrastruttura dopo le tensioni dei giorni scorsi per il sì del premier Conte. Di Maio: «Noi non ci arrendiamo! Noi pensiamo al paese, non facciamo regali a Macron»

Con una non poco sofferta lettera inviata all’Unione Europea l’Italia ha detto sì alla Tav. Ma ancora una volta il governo si spacca. Da una parte i Cinquestelle protagonisti di un’iniziativa parlamentare che punta a bloccare l’opera e con il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che si è rifiutato di firmare il via libera del governo italiano alla Tav. Dall’altra la Lega, che vede nell’Alta velocità Torino-Lione il futuro e il progresso.

NOI NON CI ARRENDIAMO!NOI PENSIAMO AL PAESE, non facciamo regali a Macron.

Geplaatst door Luigi Di Maio op Zaterdag 27 juli 2019

La mozione depositata dal M5s impegna il Parlamento a bloccare la realizzazione del Tav. «Il premier ha detto chiaramente che solo il Parlamento potrebbe adottare una decisione unilaterale per fermare il Tav. Bene, chi vuole mettere la faccia e la firma su un’infrastruttura del tutto inutile, deve farlo dentro il Parlamento. Chi vuole fare un regalo a Macron dica Sì alla Tav», si legge sul Blog delle Stelle. «Nero su bianco, questa è la posizione del M5s. No a progetti vecchi, inutili e dannosi». E insiste poi Di Maio su Facebook: «Noi non ci arrendiamo! Noi pensiamo al paese, non facciamo regali a Macron».

LEGGI ANCHE: Tav, quanto ci costi!

«L’unico regalo a Macron lo hanno fatto Movimento 5 Stelle e Pd votando la presidente della Commissione Europea decisa a Parigi e Berlino», si legge in una nota della Lega. «Chi dice No al Tav invece dice no al futuro, al progresso e al lavoro, è fuori dal mondo», sostiene il Carroccio. Proprio sull’opera si era consumato anche lo scontro tra M5s e premier. L’approvazione all’opera da parte di Giuseppe Conte ha innescato la reazione politica del Movimento. Ed è proprio al discorso di Conte del 23 luglio scorso fa riferimento la lettera inviata all’Inea, l’Agenzia esecutiva per l’innovazione e le reti della Commissione europea. Ed in particolare, nel passaggio in cui si afferma che «costerebbe di più bloccarla che farla», anche «in considerazione dei maggiori impegni di spesa dell’Europa» e per questo «conferma l’impegno italiano in nome dell’interesse nazionale».

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