Musica

La risalita di Amadeus: «Dal buio Mediaset al sogno Sanremo»

Sangue siciliano, il “Signore del Preserale” sarà il padrone di casa all’Ariston per la edizione 70. «Sarà il Sanremo di tutti, come dovrebbe essere la tv del servizio pubblico». Al suo fianco Fiorello, Jovanotti, Pippo Baudo, Carlo Conti, Fabio Fazio, Piero Chiambretti. Una edizione corale e social con nuovi suoni e rispetto della tradizione. «Non ho mai mollato, neanche nei momenti più brutti»

«Il sogno, da quando si è ragazzi, è quello di poter condurre da grandi il Festival di Sanremo», ha commentato radioso Amadeus, accogliendo la conferma di una notizia che ormai circolava da mesi sulla sua ascesa sul palco dell’Ariston come conduttore e direttore artistico. Lo sognava sin dal maggio 2006, quando, sulle pagine di EvaTremila, si sfogava con queste parole: «Al settimo piano di viale Mazzini, il piano dei dirigenti, la “famiglia Amadeus” è poco amata» dichiarava, riferendosi anche alla sua compagna nella vita e nello show, Giovanna Civitillo, la “scossa” dell’Eredità”. «A me nessuno propone nulla, Giovanna è quattro anni che fa la “scossa”: se continua ci rimane fulminata. Sanremo lo hanno fatto tutti, a me non ha mai pensato nessuno. Miss Italia non ne parliamo. Io sono quattro anni che sgobbo, sono sempre andato bene come ascolti. Fatemi una carezzina sulla testa. Invece nulla di nulla». Parole di rabbia che segnarono la “rottura” con la Rai e il suo passaggio a Mediaset. Gli veniva promesso il preserale di Canale 5, a Giovanna uno spazio su Italia 1.

«Fu un momento buio» ricorda tredici anni dopo. «All’inizio fui lusingato: andavo a guadagnare di più, mi offrivano tre anni di contratto, potevo tornare a Milano dove stava mia figlia. Tutto perfetto. Invece i tre anni di preserale si fermarono dopo tre mesi o poco più, e per quasi tre anni sono stato di fatto escluso, dimenticato, il telefono non squillava e i produttori non avevano tempo per me. Prima giocavi titolare e poi nemmeno ti fanno entrare allo stadio. Ma non mi sono abbattuto, avevo solo rabbia verso me stesso per essermi fidato e affidato. E, come dicono a Napoli, ho tirato fuori la “cazzimma”». Ad Amadeus piace giocare con i dialetti, specie meridionali. Non nasconde le sue origini siciliane. Anzi. Il fatto di avere la Sicilia nel Dna, è uno dei suoi cavalli di battaglia per catturare le simpatie del pubblico. Amadeus, all’anagrafe Amedeo Umberto Rita Sebastiani, è infatti figlio di palermitani emigrati al nord, mamma casalinga, papà istruttore di equitazione. Nato a Ravenna nel 1962, cresciuto a Verona, che ha poi lasciato per Milano, la mecca degli aspiranti deejay che sognavano di essere scoperti e resi famosi da Claudio Cecchetto. Fu proprio Cecchetto, prendendo spunto dalla hit “Rock me Amadeus” di Falco, a suggerire al conduttore il suo nome d’arte nel 1986, quando fece il provino per entrare a Radio Deejay.

Determinato e testardo: «Già a 14 anni sapevo che avrei fatto il presentatore, sono cresciuto con “Canzonissima” di Corrado e Raffaella Carrà, vedevo “Rischiatutto” di Mike Bongiorno, “Portobello” di Tortora, seguivo Pippo Baudo. Non avevo amicizie che mi potessero aiutare, raccomandazioni, parenti introdotti nel mondo dello spettacolo, politici che mi appoggiassero. Ho iniziato dalle piccole radio, poi le tv locali. Intanto portavo i miei provini in Rai e a Canale 5, mi spacciavo per giornalista e dicevo che dovevo fare un’intervista al tal dirigente tv e poi gli davo i miei provini. Mi ero messo in testa di fare il conduttore, era l’unico mestiere che volevo fare, non ce ne erano altri. Fosse andata male, non avevo un piano B». Gli ha detto bene. Dopo gli anni Ottanta, quelli dei paninari, a Radio Deejay, il passaggio sul piccolo schermo. Dal “Festivalbar” e “Buona domenica” a “Domenica in” e “L’eredità”. Fino alla tentazione Mediaset. L’esperienza fallimentare a Canale 5 fece capire ad Amadeus «che la mia casa è la Rai, perché anche se sono nato in Mediaset, con Deejay Television, è in Rai che sono stato consacrato e il pubblico quando sono andato via ci è rimasto male».

Amadeus si rimbocca le mani e ricomincia da dove aveva intrapreso questa avventura: la radio. «Prima una volta a settimana e poi tutti i giorni: è stata una seconda giovinezza, con più esperienza, ma mantenendo lo stesso entusiasmo. Poi Michele Guardì e la Rai mi hanno proposto “Mezzogiorno in famiglia”: forse in passato non avrei accettato un programma in onda solo nel weekend, ma in quel momento per me è stata una proposta fantastica. E infatti sono rimasto per sette anni, per gratitudine, anche quando avevo ripreso a fare il preserale di Rai1 con “Reazione a catena”. Non sono tipo da grazie e arrivederci».

La sua risalita fino a diventare “Il Signore del Preserale” è partita da un atto di umiltà, come quando accettò di fare il concorrente di “Tale e quale show”, entrando così a far parte della corte di Carlo Conti. E proprio il presentatore toscano potrebbe adesso fargli da “valletto” nell’edizione numero 70 del Festival che si svolgerà dal 4 all’8 febbraio. Così come Pippo Baudo, Fabio Fazio, Pierino Chiambretti potrebbero accorrere anche loro ad affiancare il “padrone di casa”. Insomma, l’eterno ritorno all’uguale, per dirla alla Aldo Grasso. «Sarà il Sanremo di tutti, come dovrebbe essere la tv del servizio pubblico» sottolinea il conduttore de “I Soliti Sospetti”. Anche dal punto di vista musicale. «Guarderò alla musica che trasmettono le radio» annuncia. Perché il primo amore non si scorda mai. «Ma anche a quella che i giovani ascoltano sui telefonini e che Baglioni in qualche modo aveva sdoganato nell’ultima edizione: la trap, l’indie, l’elettronica… Ma non tralascerò, anzi, la tradizione canora nostrana: perché se Sanremo è Sanremo, come ci ha insegnato SuperPippo, lo è grazie a canzoni che sono rimaste negli anni». Obiettivo sarà «scovare quante più canzoni capaci di resistere all’usura del tempo, trap o veteromelodiche che siano, senza snobismi e pregiudizi». Un traguardo inseguito da tutti i patròn del Festival che lo hanno preceduto, ma mai raggiunto.

Ad accorrere in soccorso di Amadeus in questo Sanremo corale e social, saranno Fiorello e Jovanotti. Il primo è stato il grande sostenitore della candidatura Amadeus al Festival (ma la concorrenza di Alessandro Cattelan era una bufala), il secondo è un altro amico dai tempi della radio che non si tira mai indietro se c’è da dare una mano. I due, nella tappa a Olbia del Jova Beach tour, con un video pubblicato su Instagram avevano scherzato sul tour, su RaiPlay e prima di chiudere Fiorello aveva detto: «Saluta Amadeus, il nuovo presentatore di Sanremo. Possiamo andare insieme in gara». «Invitaci», aveva aggiunto Jovanotti. «Sono come fratelli, non c’è bisogno di invito, per loro le porte sono sempre aperte» sorride Amadeus irradiando felicità. «Fiorello secondo me è il più bravo showman che abbiamo in Italia. Molti lo hanno paragonato al grande Walter Chiari. È un grande dell’intrattenimento. Di Jovanotti ricordo che abbiamo iniziato nello stesso anno. Anche lui aveva una grande voglia di sfondare, ma all’inizio non veniva preso molto sul serio. Invece lui ha saputo dimostrare di avere una grande credibilità e oggi ogni sua canzone è un successo. Ha avuto una grande testardaggine, una grande forza e il coraggio di non arrendersi, mai». Come Amadeus, il compagno di scuola che ce l’ha fatta. Un provinciale di successo. Per questo piace. Lo specchio dell’Italia di oggi. «Sono uno del pubblico che sta dall’altra parte. Anch’io ero il solito ignoto che sognava la tv» spiega lui. «Mai stato il primo della classe, ma neanche l’ultimo. Però non ho mai mollato. Lo ripeto sempre ai miei figli: combattete per la vostra passione».

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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