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Istat: «Economia italiana in lieve ripresa»

Cresce la fiducia tra i consumatori e tra le imprese, a eccezione di quelle manifatturiere. Male, invece, le prospettive per gli scambi internazionali

Dopo i dati sulla crescita del Pil a zero nel secondo trimestre dell’anno, arriva una buona notizia sul fronte della produzione industriale. L’Istat nella nota mensile sull’andamento dell’economia italiana evidenzia che «l’indicatore anticipatore che ha interrotto la tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi». C’è anche un miglioramento del clima di fiducia, sia tra i consumatori sia tra le imprese, a eccezione di quelle manifatturiere. Male, invece, le prospettive per gli scambi internazionali a causa delle tensioni commerciali e del rallentamento dell’attività economica in Cina.

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L’Istat ricorda che in base alla stima preliminare, nel secondo trimestre 2019, il Pil italiano ha registrato una variazione congiunturale nulla, a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell’industria e di un contenuto incremento in quello dei servizi. A giugno, l’indice destagionalizzato della produzione industriale, dopo l’ampio incremento di maggio, si è ridotto marginalmente in termini congiunturali. A seguito dell’evoluzione positiva nella prima parte dell’anno, a giugno l’occupazione ha mostrato una stabilizzazione e il tasso di disoccupazione è diminuito ulteriormente, pur non riducendo il gap con la media dell’area euro. Sotto la spinta dei ribassi dei beni energetici, a luglio, l’inflazione ha continuato a rallentare e si è ampliato il differenziale negativo con la dinamica dei prezzi al consumo nell’area dell’euro e nei principali partner europei.

Il recupero della fiducia dei consumatori è stato determinato soprattutto dalla componente economica e dalle attese sulla disoccupazione. Con riferimento alle imprese, invece, l’indice di fiducia ha segnato un progresso, raggiungendo il valore massimo da ottobre 2018. L’aumento è stato diffuso tra i settori economici a eccezione del settore manifatturiero per il quale sono peggiorati i giudizi sul livello degli ordini e migliorati quelli sulle attese sulla produzione, con una diminuzione del saldo relativo alle scorte di prodotti finiti.

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