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Tav, le sei mozioni alla prova del Senato

L’aula deve pronunciarsi sul documento grillino che chiede lo stop dell’Alta velocità Torino-Lione. La Lega voterà a favore dei testi di Pd, FI e Fdi che vogliono la realizzazione dell'opera. Ma tutti guardano alle conseguenze che il voto può avere sulla tenuta del governo

La maggioranza giallo-verde ha retto sul decreto sicurezza bis, ma domani deve affrontare lo scoglio delle mozioni sulla Tav. Un passaggio molto più ostico politicamente per Lega e M5s che si presentano divisi al voto in Senato: il Movimento ha presentato una mozione che chiede lo stop alla realizzazione dell’Alta velocità Torino-Lione, la Lega non ha presentato un testo, ma è favorevole alla Tav. Il sì all’opera era arrivato anche dal premier Giuseppe Conte: «Alla luce dei nuovi finanziamenti comunitari non realizzare il Tav costerebbe molto di più che completarlo. E dico questo pensando all’interesse nazionale, che è l’unica ed esclusiva stella polare che guida questo Governo». Un sì comunicato anche all’Europa.

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La Lega ha confermato il no al testo M5S. Il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo fa infatti sapere che il suo gruppo voterà no al documento grillino e sì agli altri che vogliono la Tav. Matteo Salvini ha dichiarato che: «Un voto del Parlamento contro la Torino-Lione sarebbe una sfiducia al premier, che ha riconosciuto che costa meno finirla che fermarla». Ma dal Movimento si cerca di minimizzare il contrasto palese spiegando che la mozione grillina si rivolge al Parlamento, organo che ha dato il via libera alla Tav, non al governo. Tutto sembra allora semplice e scontato. La mozione grillina avrà solo i voti dei senatori del Movimento che sono 107.

La mozione di Stefano Patuanelli (M5s) chiede «la cessazione delle attività relative al progetto per la realizzazione e la gestione della sezione transfrontaliera del nuovo collegamento ferroviario Torino-Lione» e «una diversa allocazione delle risorse stanziate per il finanziamento della linea al fine di promuovere la loro riassegnazione all’entrata del bilancio dello Stato per essere successivamente destinate a opere pubbliche alternative, maggiormente utili e urgenti, sul territorio italiano». Per i pentastellati il progetto è «obsoleto» e presenta «gravi criticità dal punto di vista della sostenibilità economica, sociale e ambientale».

Contro la realizzazione dell’opera anche la mozione della senatrice Loredana De Petris (Leu), sostenuta da 7 parlamentari del gruppo misto e del M5s, che chiede un impegno del governo a non procedere alla realizzazione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione, bloccando le procedure di appalto, revocando i membri italiani del consiglio di amministrazione promotore italo-francese dell’opera Telt e nominandone di nuovi. Chiede, inoltre, di trasferire le risorse sul trasporto ferroviario regionale, sulle tratte dei pendolari e sul trasporto pubblico locale. In subordine la mozione chiede di bloccare l’allineamento temporale del lavori di realizzazione della tratta transfrontaliera all’effettivo avvio dei lavori di realizzazione da parte francese della loro tratta nazionale.

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La mozione del Pd impegna il governo ad adottare tutte le iniziative necessarie per consentire la rapida realizzazione della nuova linea ferroviaria Tav e ad adottare «ogni iniziativa utile a superare l’attuale blocco di svariate grandi opere e a riprendere finalmente un’adeguata politica di investimenti pubblici in grado di incidere nei prossimi anni sulla crescita dei posti di lavoro e sul tasso di sviluppo infrastrutturale del nostro Paese». La mozione del senatore Andrea Marcucci è sostenuta da 40 parlamentari del Pd più uno del Psi.

Il senatore Luca Ciriani di Fdi, sostenuto da 17 parlamentari di Fdi, chiede al governo di realizzare l’infrastruttura «senza ulteriore indugio o ritardo». E chiede di adottare ogni iniziativa necessaria a scongiurare che l’Italia «incorra in inevitabili effetti penalizzanti e dannosi, che deriverebbero sia dall’emergere di profili di responsabilità contrattuale per inadempimento o ulteriori ritardi esecutivi rispetto agli impegni assunti, sia dalla mancata realizzazione di un’opera infrastrutturale strategica per lo sviluppo economico nazionale».

La senatrice Emma Bonino (+Europa), sostenuta da 9 parlamentari di Psi, Leu, Per le autonomia. Pd e gruppo misto, chiede al governo di «proseguire nelle attività amministrative finalizzate alla realizzazione dell’opera e in particolare della sezione transfrontaliera e del tunnel di base del Moncenisio dando attuazione a quanto già previsto dalla normativa vigente e dagli accordi stipulati dall’Italia in sede internazionale».

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