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La battaglia della Spagna contro l’omeopatia

Il ministro della Salute vuole cambiare la legge europea del 2001 che classifica i prodotti omeopatici come medicinali

Il ministro della salute della Spagna, María Luisa Carcedo, ha lanciato una campagna per il cambiamento di una legge europea del 2001 che classifica i prodotti omeopatici come medicinali. Nel piano nazionale contro le pseudoterapie, Carcedo cita studi che dimostrano l’inefficacia dell’omeopatia per il trattamento di qualsiasi patologia, aggiungendo che in alcune circostanze il ricorso a questa forma alternativa possa mettere a rischio la salute delle persone, che tendono a ritardare o a escludere il ricorso a trattamenti dall’efficacia dimostrata per trattare le loro malattie.

Il tema è dibattuto da anni, ma le recenti dichiarazioni dei governi di Francia e Germania, due paesi tra i principali consumatori di omeopatici, potrebbero dare un’ulteriore spinta per cambiare le leggi europee sui prodotti omeopatici. Il presidente francese Emmanuel Macron sta valutando di eliminare o ridurre al 15% il rimborso dei medicinali omeopatici. In altri paesi, come la Germania, sono previsti sistemi di rimborsi per l’omeopatia, ma le cose potrebbero cambiare nei prossimi mesi, anche in seguito a un recente appello sottoscritto da numerosi medici. In Italia i prodotti omeopatici non sono rimborsabili e il loro acquisto è a carico totale dei cittadini, che possono comunque poi chiedere la deduzione dalla dichiarazione dei redditi come per le altre spese mediche.

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Durante l’ultimo incontro tra i ministri della salute dell’Unione Europa in Lussemburgo a giugno, il ministro della Spagna Carcedo ha invitato informalmente i colleghi a valutare il problema dell’omeopatia e della sua regolamentazione. Il tema non è stato ancora affrontato formalmente, ma secondo diversi osservatori le condizioni sono favorevoli per rivedere la legislazione e rendere sempre più marginale l’omeopatia. La direttiva del 2001 dell’Unione Europea stabilisce che i “prodotti medicinali omeopatici” possono seguire un processo di approvazione semplificato, a patto che la loro somministrazione sia orale o esterna, e che non devono mostrare sulle confezioni specifiche indicazioni terapeutiche. La relativa popolarità dei prodotti omeopatici, comune in diversi paesi europei, è ciò che finora ha fatto da deterrente nel modificare la direttiva del 2001 e interrompere l’impiego di termini come “medicinali” per i prodotti omeopatici. Finora si è infatti pensato che la domanda da parte della popolazione debba essere soddisfatta, facendo in modo che i prodotti immessi sul mercato siano controllati.

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