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Fitch lascia invariato rating dell’Italia a BBB, nonostante la crisi di governo

L'agenzia di rating conferma il giudizio espresso nel febbraio scorso ma con prospettive al ribasso per via di «alto livello del debito pubblico, crescita debole e crescente incertezza politica»

La crisi politica che ha investito il governo italiano non ha peggiorato il giudizio di Fitch. L’agenzia internazionale ha confermato il rating dell’Italia a BBB, con outlook negativo. L’outlook negativo dell’Italia riflette «l’alto livello del debito pubblico, una crescita debole e la crescente incertezza legata all’attuale dinamica politica». Fitch prevede per l’Italia un Pil in crescita quest’anno dello 0,1%, in rallentamento rispetto al +0,9% del 2018. Lo afferma l’agenzia di rating in una nota, stimando per il 2020 una crescita dello 0,5%. Per il 2021 è atteso invece un pil in aumento dello 0,4%. Sul fronte del debito pubblico, Fitch prevede salga al 134,7% del Pil nel 2021 dal 132,2% del 2018.

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Fitch ipotizza che non aumenti l’Iva e che ci sia una flat tax del 15% «come nel programma della Lega». Secondo l’agenzia, inoltre, ci sono «rischi negativi per le prospettive di bilancio qualora un futuro governo decidesse di disimpegnarsi dalle regole di bilancio dell’Ue ed essere più disponibile a rischiare una maggiore instabilità dei mercati finanziari». Se in Italia «dovessero esserci elezioni anticipate – prosegue Fitch – ci sono potenziali vantaggi moderati per la sostenibilità del debito nel medio termine nel caso in cui il nuovo governo sia più stabile e abbia un orizzonte più lungo» sul fronte del bilancio e porti avanti «politiche a sostegno della crescita. Al contrario ci sono rischi al ribasso se il futuro governo dovesse optare per un disimpegno dalle regole di bilancio della Ue e se si assumesse rischi sul fronte della stabilità dei mercati finanziari».

Il precedente giudizio dell’agenzia risale al 22 febbraio scorso, quando aveva confermato il rating BBB, due gradini al di sopra del junk, la «serie B» dei rating nella quale sono relegati i debitori considerati meno affidabili e lasciando l’outlook negativo. Il giudizio rifletteva da un lato il livello molto alto del debito pubblico e l’assenza di riforme per un aggiustamento del deficit. Pesano anche una qualità degli attivi bancari ancora debole e un tasso di crescita troppo basso. Nella «pagella» dello scorso febbraio, l’agenzia era stata profetica, lasciando presagire la rottura dell’alleanza M5S-Lega. «Le tensioni nella coalizione di governo – aveva scritto – e la possibilità di elezioni anticipate aggiungono incertezza sulle politiche economiche e di bilancio. Le differenze ideologiche tra il Movimento Cinque Stelle e la Lega probabilmente aumenteranno queste tensioni. Non ci aspettiamo che il governo italiano duri l’intero mandato e vediamo un aumento delle probabilità di elezioni anticipate dalla seconda metà di quest’anno».

Dopo il giudizio di Fitch, il prossimo decisamente più rilevante sarà quello di Standard&Poor’s. Più rilevante perché arriverà il 25 ottobre, cioè quando la crisi avrà già preso una direzione, che sia quella del voto anticipato o di un nuovo esecutivo. Se il governo in carica riuscirà, dovrà trasmettere alla Commissione Ue il Documento programmatico di bilancio pochi giorni prima, entro il 15 ottobre.

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