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La crisi di governo farà aumentare l’Iva: 541 euro in più a famiglia

I tempi che si profilano tra caduta dell'esecutivo, elezioni e formazione di un nuovo governo rendono sempre più probabile l'attivazione delle clausole di salvaguardia che porteranno le aliquote dal 22% al 25,2%

Una delle moltissime variabili che influirà sull’evoluzione della crisi di governo riguarda la scrittura e l’approvazione della nuova legge di bilancio, col rischio che porti a un aumento automatico dell’Iva su tutti i prodotti. I tempi che si profilano tra caduta, elezione e formazione di un nuovo governo rendono sempre più probabile l’attivazione delle clausole di salvaguardia con un rincaro dell’Iva a partire dal 1° gennaio 2020. Per come è scritta l’ultima legge di Bilancio, senza contromisure l’aliquota ordinaria del 22% salirà al 25,2% e quella ridotta al 10% passerà al 13% . Con un effetto sul budget familiare che Il Sole 24 Ore stima in 541 euro in media all’anno. Che corrispondono a 45 euro in più al mese su una spesa di 1.982 euro.

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Per evitare che salga l’imposta sui consumi servono 23,1 miliardi nel 2020 e 28,7 nel 2021. Eliminare definitivamente la minaccia richiede misure strutturali, che si ripetono cioè ogni anno, come altre tasse o tagli alla spesa. Per rinviare gli aumenti, come è stato fatto quasi sempre da quando sono apparsi nel bilancio come «clausola di salvaguardia» nel 2012, basterebbero anche misure «una tantum». Resta il fatto che sono tantissimi soldi, che per trovarli servono scelte politiche forti, e che i poteri del governo che dovrà affrontare l’impresa saranno invece certamente limitati. Se la data più ravvicinata delle elezioni è quella del 27 ottobre, un esecutivo in carica per il disbrigo degli affari correnti, o un eventuale governo incaricato di portare il Paese al voto, avrebbero anche il compito di presentare la proposta della nuova Legge di Bilancio, attesa in Parlamento al più tardi il 20 ottobre.

Il calendario della crisi, dunque, lascia poco tempo per evitare l’aumento. E anzi potrebbe persino giustificare l’inevitabilità di un rincaro. Che a quel punto sarebbe senza padrini politici, visto che le prime clausole di salvaguardia risalgono al 2011 (governo Berlusconi) e sono state prorogate da quasi tutti gli esecutivi seguenti (Renzi compreso). A mettere nero su bianco l’ipotesi dell’incremento Iva era stata, a dicembre, la maggioranza gialloverde, auspicando di disinnescare il rischio in tempi successivi. Tempi che adesso, con il precipitare degli eventi, sembra proprio che non ci siano più.

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