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La Conferenza dei capigruppo si divide: sarà il Senato a votare il calendario dei lavori

Ai senatori sarà sottoposta la proposta di votare il 20 agosto la sfiducia al premier Conte, ma la Lega vuole anticipare a prima di Ferragosto

A quattro giorni dall’inizio della crisi di governo innescata da Matteo Salvini, comincia l’iter che porterà al voto della mozione di sfiducia presentata dalla Lega nei confronti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La conferenza dei capigruppo, senza decisione unanime, ha passato la parola all’Aula, convocandola per domani alle 18: saranno i senatori a decidere il calendario dei lavori del Parlamento.

Come la presidente del Senato Elisabetta Casellati aveva avvertito: se in capigruppo dovesse registrarsi uno scontro e un conseguente stallo, sarà l’Aula ad avere l’ultima parola: «La convocazione dell’Assemblea, nell’ipotesi in cui il calendario dei lavori non venga approvato in capigruppo all’unanimità, non costituisce forzatura alcuna, ma esclusivamente l’applicazione del regolamento. L’art. 55, comma 3, prevede infatti che sulle proposte di modifica del calendario decida esclusivamente l’Assemblea, che è sovrana». Palazzo Madama è, dunque, chiamato ad esprimersi domani in Aula sull’ordine dei lavori. Vecchi e nuovi avversari del ministro dell’Interno si preparano alla grande conta. Se i senatori di centrodestra saranno meno degli altri, il M5s e le opposizioni potranno fissare la discussione su Conte attorno al 20 agosto. In caso contrario la Lega vorrebbe Conte in aula prima di Ferragosto.

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La prima grande battaglia in vista di un nuovo governo si gioca in Parlamento. Salvini, ampiamente contestato negli ultimi giorni nonostante i sondaggi, ha capito che da solo non può vincerla. E così il segretario della Lega ha annunciato di voler incontrare Berlusconi per formalizzare un accordo con Forza Italia in nome di quella coalizione di centrodestra che li ha visti alleati, insieme alla Meloni, nelle elezioni del 2018. Grillo cerca l’abbraccio col Pd «per fermare lo sceriffo in fuga». Renzi ha pronto il suo nuovo partito, Azione civile. Mentre nel Pd Zingaretti cerca di evitare la scissione.

Di Maio, più volte accusato di «inciucio» con il Pd, ha chiarito la sua posizione: «Qui nessuno vuole sedersi al tavolo con Renzi. Mezze aperture, chiusura: il M5S vuole una cosa: che si apra al taglio dei parlamentari. Non ci sono giochi di palazzo da fare, addirittura sento parlare di nuovi gruppi. I gruppi si presentano alle elezioni». Di Maio, inoltre, ha fatto sapere che chiederà le dimissioni dei ministri della Lega, forse per prevenire la tentazione di Salvini di ritirare i suoi ministri per accelerare la sfiducia. «La Lega faccia dimettere tutti i suoi ministri da questo governo – ha affermato Di Maio – I ministri della Lega dovrebbero votare contro se stessi. Noi saremo al fianco di Giuseppe Conte. Ha il diritto di presentarsi alle Camere per dire quello che abbiamo fatto, quello che potevamo fare e che non faremo. Ci devono guardare negli occhi». E ha attaccato: «Salvini non ha tradito il movimento o Conte, ma milioni di italiani a cui per 14 mesi aveva detto che non guardava i sondaggi. Ha tradito il contratto di governo per i suoi interessi».

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