Musica

La rinascita del jazz parte dalla Gran Bretagna

Kokoroko, The Comet is Coming e Sons of Kemet sono gli alfieri di un Nuovo rinascimento. Gli insegnamenti di Charlie Parker e John Coltrane con un approccio più rock. «La gente arriva al jazz perché è il Santo Graal quando si tratta di musica» spiega Gilles Peterson, l’inventore dell’acid jazz. In settembre al Ricci Weekender

Dai fumosi bar americani ai club della Repubblica di Weimar, il jazz è stato popolare in tutto il mondo, con il suo apogeo intorno alla metà del secolo scorso. Spentesi le sue voci storiche, sembrava aver perso appeal tra i giovani. Sia tra le nuove generazioni afroamericane orientate verso l’hip hop, sia tra quelle occidentali sedotte dalle sonorità africane. Eppure, a conferma dell’immortalità di questa musica, il jazz sembra risorgere nelle notti londinesi. C’è una nuova ondata di musicisti che riprende gli insegnamenti di Charlie Parker e John Coltrane, coniugandoli con ritmi e suoni più attuali.

I segni di questo rinnovato interesse sono visibili nei siti di streaming che segnalano una crescita di giovani ascoltatori jazz e nei grandi festival musicali che registrano più “live act” jazz. Spotify ha spiegato al Guardian che circa il 40% dell’ascolto jazz sul sito web di streaming è fatto da persone di età inferiore ai 30 anni, con una percentuale che si mantiene costante dal 2014, sottolineando che gli ascoltatori del genere in questa fascia d’età sono aumentati di anno in anno dal 2016. Un altro sito web di streaming, Deezer, ha dichiarato che c’è stato un aumento del 15% nella musica jazz in streaming tra i 18 e i 25 anni tra giugno 2018 e giugno 2019. La playlist Chill Jazz di Deezer ha registrato un aumento del 555% degli stream nel Regno Unito negli ultimi 12 mesi.

Sons of Kemet

Il rinascimento del jazz si riflette nei festival e nella vendita dei biglietti, con il jazz britannico fortemente presente nella line-up di Glastonbury di quest’anno. Fra i nomi che figuravano in cartellone accanto agli headliner Killers, The Cure e Kylie Minogue, c’erano The Comet is Coming e Sons of Kemet. I primi per il Guardian sono «futurismo musicale», per Neil Spencer «musica hardcore per una generazione cresciuta con rave e grime», per Pitchfork la «colonna sonora di una festa su un mondo che sta per svanire». Lontani dall’accademia, i Comet is Coming sono il progetto più rappresentativo della nuova scena jazz londinese, capaci di tenere insieme il John Coltrane più cosmico con il grime, riportando il genere nell’underground. Anche Sons of Kemet è un progetto di jazz potente, con un approccio che sembra quasi rock: ritmi tribali e possenti garantiti dalla presenza di due batteristi (Tom Skinner e Eddie Hick), abili nel creare un tappeto sonoro incalzante su cui si inserisce la potente tuba di Theon Cross, dove può spaziare liberamente il sax di Hutchings.

Quest’anno sono anche apparsi numerosi nuovi festival jazz, come il festival We Out Here che si è tenuto in agosto ad Huntingdon, a cura di Gilles Peterson, il dj che inventò l’acid jazz, lo stesso che dallo scorso anno ispira Ricci Weekender, il festival internazionale di musica, cibo e vini naturali, la cui seconda edizione si terrà a Catania, in diverse location, dal 5 all’8 settembre. Peterson ha affermato che i gusti delle persone sono diventati più sofisticati, motivo per cui il jazz sta guadagnando popolarità, in particolare tra il pubblico più giovane. «Se hai 21 anni, puoi ottenere tutti i tipi di musica molto più velocemente. Puoi ascoltarlo in streaming o tramite YouTube … La mia generazione ha dovuto comprare i dischi e c’è voluto un po’ per arrivare a un certo punto … quindi inevitabilmente la gente arriva al jazz perché è il Santo Graal quando si tratta di musica».

Kokoroko

«A Londra ci sono così tante persone diverse», afferma Onome dei Kokoroko, band che sarà ospite del Ricci Weekender. «Sei esposto a tutto il mondo qui. Molte delle nostre influenze sono nell’Africa occidentale, ed è la casa di alcuni di noi. E poi tutto quello che puoi ascoltare in questa città. Il fatto che ci conosciamo o addirittura suoniamo musica è grazie a Londra». Gli otto musicisti dei Kokoroko – guidati dall’inimitabile Sheila Maurice-Gray alla tromba – si sono guadagnati una reputazione di attraversare le intersezioni tra jazz, Afrobeat, high life e i suoni di Londra. Il loro EP di debutto è uscito lo scorso marzo e la traccia finale “Abusey Junction” è un capolavoro: dolce, calda, malinconica. «È stata una grande sorpresa, è sia pop che jazz» afferma Sheila. «Oggi il jazz è molto più accessibile. Non sta solo nei negozi di dischi, lo puoi ascoltare on line. Al momento c’è davvero una scena fantastica a Londra, dove molti musicisti jazz sono giovanissimi».

«Il riemergere del jazz arriva come una reazione naturale alla micromusica dilagante … » spiega Peterson. «La ragione per cui questa rinascita avviene in Gran Bretagna è perché le persone che suonano questa musica si stanno creando i propri spazi per farlo. Stanno creando le loro etichette discografiche e organizzando le loro serate. Stanno adottando un approccio fai-da-te».E, alla fine, la cometa è tornata a splendere.

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Giuseppe Attardi

Laureato in Lettere moderne. Giornalista professionista. Ha collaborato con Ciao2001, Musica Jazz, Ultimo Buscadero, Il Diario di Siracusa. È stato caposervizio agli spettacoli al quotidiano "La Sicilia". Nel 2018 ha curato il libro "Perché Sanremo è (anche) Sicilia". Ha assistito a tutte le prime dei tour mondiali degli U2.
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