Italia

La geolocalizzazione di emergenza: la tecnologia che poteva salvare Simon Gautier

Un sistema installato sugli smartphone permette di individuare con maggior precisione la zona da cui è partita la chiamata per chiedere aiuto. In Italia non è ancora attivo, anche se una direttiva obbliga i Paesi Ue ad adeguarsi nel 2020

Forse Simon Gautier avrebbe potuto salvarsi. Il turista francese di 27 anni di cui si erano perse le tracce nove giorni fa in Cilento, avrebbe potuto essere trovato in tempo dai soccorritori, se in Italia fosse già stata applicata la direttiva Ue sulla geolocalizzazione automatica tramite chiamata a un numero di emergenza dagli smartphone. Els (Emergency Location Service) e Aml (Advanced Mobile Location), i sistemi di geolocalizzazione per le emergenze installati sugli smartphone (il primo per Android, il secondo per iPhone), in Italia non sono ancora attivi, anche se una direttiva obbliga i Paesi Ue ad adeguarsi nel 2020.

Mario Balzanelli, presidente nazionale della Società italiana sistema 118, sul Corriere della Sera sottolinea che «in Italia non è ancora disponibile il sistema tecnologico Advanced Mobile Location (Aml), previsto dal decreto del ministero dello Sviluppo economico del 2009, grazie al quale, pure in assenza di rete internet, dallo smartphone di chi richieda il soccorso parte immediatamente un Sms al 112 che comunica le coordinate Gps corrispondenti esattamente al punto in cui si trova la vittima». Al momento i sistemi di geolocalizzazione sono attivi in nove nazioni Ue (Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Irlanda, Lituania, Olanda, Regno Unito e Slovenia), in altri tre Paesi europei (Norvegia, Islanda e Moldavia), in Nuova Zelanda, Emirati Arabi e Stati Uniti.

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Questa nuova tecnologia permette di rintracciare le persone che si trovano in un momento di difficoltà: quando viene effettuata una chiamata a un numero di emergenza, lo smartphone attiva in automatico il Gps o il Wi-fi, per individuare la posizione da cui è partita la chiamata. Poi, le coordinate vengono inviate ai soccorritori via Sms. Ma perché la geolocalizzazione di emergenza funzioni sono necessarie piattaforme in grado di ricevere i dati: in Italia sono stati effettuati alcuni test tra il 2016 e il 1017.

Els e Aml migliorano la precisione della posizione di 4mila volte, restringendo a 56 metri il raggio delle ricerche. Senza questi sistemi, è possibile rintracciare solamente la cella a cui si è agganciato il cellulare quando è stata effettuata l’ultima chiamata, che ha un raggio di 3 chilometri. Questa tecnologia avrebbe permesso di individuare più velocemente il luogo in cui Simon era precipitato, rompendosi entrambe le gambe. Quando ha chiamato i soccorsi, il ragazzo non era in grado di dire precisamente dove si trovasse. Con i sistemi di geolocalizzazione basta solo far partire la telefonata di emergenza. Per Eena (European Emergency Number Association) le funzioni, che non sono una app ma sono installate nei sistemi operativi, potrebbero salvare 7.500 persone nel mondo nei prossimi dieci anni.

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