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Brexit, l’Ue chiude a Boris Johnson: «Non trattiamo sull’Irlanda»

Il premier britannico chiedeva che fosse rivisto il meccanismo pensato per evitare un confine rigido tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica di Irlanda. Tusk: «Chi è contro il backstop e non propone alternative realistiche, nei fatti sostiene la reintroduzione di una frontiera»

L’Unione europea rispedisce al mittente la richiesta del premier britannico Boris Johnson di eliminare il backstop dal compromesso sulla Brexit concordato in precedenza fra Bruxelles e Theresa May. Il premier britannico si è però detto pronto a «lavorare con impegno a un accordo sulla Brexit, ma senza backstop», il meccanismo che punta a evitare la creazione di un confine rigido mantenendo il Regno Unito nell’Unione doganale e l’Irlanda del Nord integrata nel mercato unico europeo. Puntuale arriva la risposta del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: «La contrarietà al backstop, non proponendo alternative realistiche, nei fatti, sostiene la reintroduzione di una frontiera. Anche se non lo ammettono».

Nella sua lettera Tusk, Johnson definisce il backstop «improponibile», «antidemocratico», «inconciliabile con la sovranità del Regno Unito». «Il backstop – sottolinea Johnson nella lettera – lega il Regno Unito potenzialmente all’infinito, in un trattato internazionale che ci tiene in un’unione doganale, crea un confine tra Irlanda del Nord e Gran Bretagna, non ha gli strumenti per garantire un’uscita unilaterale». Secondo Johnson, per un divorzio pacifico «occorre sostituire la clausola del backstop con un «impegno a realizzare, il prima possibile e comunque prima della fine del periodo transizione, gli accordi alternativi su cui Londra e Bruxelles avevano trovato solo una intesa di massima, che rinviava al futuro».

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Risultato di due anni di complesse trattative fra gli esperti di Londra e Bruxelles, il backstop stabilisce infatti che, se non sarà stata trovata una soluzione tecnologica d’altro genere in grado di mantenere aperto il confine fra Irlanda del Nord e Irlanda, l’intero Regno Unito resterà membro dell’unione doganale europea, e l’Irlanda del Nord per certi aspetti anche del mercato comune, fintanto che appunto non sarà stata escogitata una soluzione simile. In teoria, anche per sempre. È una sorta di polizza di assicurazione che risolve due questioni cruciali: mantiene aperto il confine fra le due Irlande, come previsto dal trattato di pace del 1999 che mise fine a trent’anni di guerra civile nella regione e non crea un confine fra Irlanda del Nord e resto del Regno Unito, evitando una separazione della regione contesa.

Anche il presidente del Consiglio Ue Tusk, ha scritto però sul suo profilo Twitter che il backstop «è una garanzia per evitare che si istituisca una frontiera fisica sull’isola di Irlanda, a meno che e fino a quando non sia trovata un’alternativa». Un portavoce della Commissione europea ha inoltre aggiunto che finora Johnson «non ha proposto un’alternativa realistica al backstop» e che la lettera del primo ministro britannico «non propone una soluzione operativa legale per evitare la reintroduzione di una frontiera sull’isola di Irlanda».

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