Dal G7 l’appello per salvare l’Amazzonia

Gli occhi dei Paesi del G7 sono puntati sugli incendi nella foresta amazzonica: Macron e Merkel sollecitano una «mobilitazione di tutte le potenze» per scongiurare il disastro ambientale

Sul tavolo Brexit, Iran e il ritorno nel G8 della Russia. Ma al G7 di Biarritz l’attenzione è stata anche per i vasti incendi che stanno distruggendo l’Amazzonia. Il presidente francese Emmanuel Macron, in accordo con la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sollecitato una «mobilitazione di tutte le potenze» per scongiurare il disastro ambientale. «Dobbiamo fare il possibile affinché la foresta pluviale smetta di bruciare», ha detto Macron.

«La nostra casa sta bruciando. Letteralmente. La foresta pluviale amazzonica – il polmone che produce il 20% dell’ossigeno del nostro pianeta – è in fiamme. È una crisi internazionale». Già nei giorni scorsi il presidente francese aveva espresso tutta la sua preoccupazione per quanto sta accadendo alla foresta amazzonica e accusato Bolsonaro di non aver “mentito” circa il suo impegno a favore dell’ambiente. Macron ha reso noto che, date le circostanze, la Francia si opporrà alla ratifica del controverso trattato di libero scambio Ue-Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), siglato a fine giugno dopo 20 anni di trattative. «Tenuto conto dell’attitudine del Brasile dimostrata nelle ultime settimane – recita un comunicato dell’Eliseo – il presidente della Repubblica non può che constatare che il presidente Bolsonaro gli ha mentito in occasione del summit di Osaka. In queste condizioni – prosegue il comunicato – la Francia si oppone al momento all’accordo Mercosur».

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Bolsonaro ha accusato Macron di voler strumentalizzare il tema per «guadagni politici personali». E lancia un messaggio ai Paesi del G7 riuniti a Biarritz: «I roghi non sono al di sopra della media degli ultimi 15 anni» e, comunque, non possono servire come «pretesto per imporre sanzioni internazionali» contro Brasilia. Una tranquillità che, però, non combacia con la decisione di autorizzare l’uso delle forze armate per combattere le fiamme che stanno divampando nella foresta, primo vero intervento presidenziale dall’inizio dell’emergenza, con il numero dei roghi che, dal gennaio, è salito fino a 72mila, con un incremento dell’84% rispetto all’anno precedente. «Siamo un governo di tolleranza zero con la criminalità, e nell’area ambientale non sarà differente», ha assicurato Bolsonaro. Nonostante ciò, ha voluto invitare i leader mondiali ad “affrontare la questione con serenità»: «Diffondere dati e messaggi senza fondamento, dentro e fuori dal Brasile, non aiuta a risolvere il problema e serve solo come strumento politico di disinformazione». Bolsonaro ha anche detto che «gli incendi forestali esistono in tutto il mondo e questo non può servire come pretesto per possibili sanzioni internazionali» e che «il Brasile continuerà ad essere, come è stato finora, un paese amico di tutti e responsabile nella protezione della sua foresta amazzonica».

Al di là delle accuse reciproche, la crisi amazzonica diventa un problema di respiro internazionale. A chiarirlo è stato l’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri, Federica Mogherini. «L’Amazzonia è il cuore del nostro pianeta, una risorsa vitale per l’umanità», ha affermato la responsabile Ue, aggiungendo che «combattere gli incendi è una responsabilità comune» e «l’Unione europea è pronta a fare la sua parte e mettere la sua esperienza al servizio dei nostri partner del bacino amazzonico».

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