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La calda estate della politica italiana

Dal Papeete al Quirinale, dalla richiesta di «pieni poteri» da parte di Salvini al Conte-bis: ecco le tappe della prima crisi di governo agostana

Insieme ai soliti tormentoni estivi, a tenerci compagnia sotto l’ombrellone c’è stata anche la crisi di governo. Sarà impossibile dimenticare il mese che ci siamo appena lasciati alle spalle. Tra spiagge politicamente roventi e azzardate retromarce, tra ultimatum e trattative che faticano a decollare, l’agosto 2019 entra di diritto nell’album dei ricordi degli italiani. Anche perché si tratta della prima crisi di governo deflagrata in pieno agosto nella storia della Repubblica. Per 73 lunghi anni l’estate politica degli italiani è stata occupata da governi balneari, rimpasti, polemiche. Mai però un ministro dell’Interno aveva depositato una mozione di sfiducia per il suo stesso presidente del Consiglio alla vigilia di ferragosto, senza avere i numeri in Parlamento per farla approvare. E soprattutto rimanendo comunque in carica senza accennare alle dimissioni. Una mossa a tratti inspiegabile quella di Salvini che ha portato nel breve giro di 20 giorni ad un Conte-bis.

Il 4 agosto dopo essersi esibito come dj al Papeete Beach di Milano Marittima, un Matteo Salvini all’apice dei sondaggi tra mojito, cubiste e inno d’Italia in versione dance lancia il suo tour estivo sulle spiagge italiane, che in odor di crisi con i Cinquestelle aveva tutta l’aria di essere una vera e propria campagna elettorale. Poi il 7 agosto la maggioranza si spacca sulla Tav: la Lega vota, insieme a Pd, Fi e Fdi, la mozione a favore dell’Alta velocità Torino-Lione. Il M5s vota contro. L’8 agosto, la data ufficiale di inizio di questa crisi politica, Salvini diffonde un comunicato in cui afferma che la maggioranza non esisteva più e che bisognava andare alle elezioni anticipate. Poco dopo il presidente Conte conferm in una conferenza stampa che Salvini aveva intenzione di fare cadere il governo, e che in ogni caso lui avrebbe riferito sulla crisi in Parlamento prima di dimettersi.

Salvini ha fretta di andare al voto e il giorno dopo, il 9 agosto, presenta la mozione di sfiducia al premier Conte. «Troppi no fanno male all’Italia – è la posizione del partito di Salvini – che invece ha bisogno di tornare a crescere e quindi di andare a votare in fretta. Chi perde tempo danneggia il Paese e pensa solo alla poltrona». E in un comizio della Lega a Pescara, Salvini ha chiesto «agli italiani pieni poteri per fare le cose come vanno fatte». Mentre domenica 11 agosto Salvini veniva contestato in Sicilia, si chiariscono le posizioni dei principali partiti rispetto alla crisi di governo: la Lega, col resto del centrodestra, chiede di andare al voto il prima possibile, il Pd guidato da Nicola Zingaretti sostiene di essere d’accordo, il Movimento 5 Stelle prima del voto vuole l’approvazione della legge costituzionale per il taglio del numero dei parlamentari.

Siracusa, tensione al comizio di Salvini

Tensione a Siracusa al comizio di Salvini: la polizia respinge i contestatori

Geplaatst door Local Team op Zondag 11 augustus 2019

Sottobanco, però, erano già iniziati contatti per formare eventuali maggioranze alternative, in particolare tra Pd e Movimento 5 Stelle, anche perché i tempi di approvazione della legge di bilancio non permettono di escludere l’ipotesi che il presidente della Repubblica, caduto il governo Conte, fosse contrario ad andare immediatamente a votare. Queste trattative ricevono conferme e sostegno dalla fonte più inaspettata: in un’intervista al Corriere della Sera Matteo Renzi, fin dalle scorse elezioni il dirigente del Pd più ostile all’idea di un governo con il M5s, appoggia l’idea di un “governo istituzionale” per evitare l’aumento dell’Iva.

Il 13 agosto questa inedita collaborazione tra Pd e M5S ottiene la sua prima piccola vittoria: in Senato Cinquestelle e dem votano per fissare la data delle dichiarazioni di Conte sulla crisi il 20 agosto e non immediatamente, come chiedeva la Lega. Con il passare dei giorni è sembrato che la crisi politica si stesse rivoltando contro chi l’aveva innescata, così lo stesso Salvini modera la sua posizione: prima annunciando di voler votare con il Movimento 5 Stelle il taglio dei parlamentari e poi, con un comunicato pubblicato il giorno di Ferragosto, apre alla possibilità di ricucire i rapporti con gli alleati del Movimento 5 Stelle. Nel frattempo Grillo riunisce i suoi nella villa di Bibbona: ne segue un comunicato nel quale il leader della Lega viene definito «non più credibile» e «inaffidabile».

LEGGI ANCHE: Dai pieni poteri al crocifisso: il discorso integrale di Conte al Senato

Il 20 agosto arriva l’ufficializzazione della crisi. Il premier Conte fa le sue dichiarazioni in Senato decretando la fine dell’esperienza a Palazzo Chigi: «Ho sempre sostenuto che in caso di interruzione anticipata di governo, sarei tornato qui, sede istituzionale dove ho raccolto la fiducia. Siamo al cospetto di una situazione grave della crisi che comporta conseguenze per la vita del Paese. Avete offeso la realtà dei fatti. Questo governo si arresta qui». L’avvocato, prestato alla politica, fa una dura requisitoria contro Matteo Salvini per aver avviato la crisi «perseguendo interessi personali» e per la sua «mancanza di sensibilità istituzionale e cultura costituzionale». Poi sale al Colle e rimette il mandato nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il 20 e 21 agosto Mattarella fa il primo giro di consultazioni con i gruppi politici, dal quale emerge la volontà di Pd e M5s di trovare un’intesa. Cominciano le trattative e con esse le prime tensioni sui programmi, ma soprattutto sul nome del premier. Il M5s punta sul Conte-bis, il Pd vorrebbe «discontinuità». Alla fine tra ultimatum e prove di dialogo passa la linea del M5s. Il 27 e 28 agosto Mattarella fa un altro giro di consultazioni, al termine del quale decide di dare l’incarico a Conte di formare un nuovo governo. Conte accetta con riserva e avvia i colloqui «con tutti i gruppi parlamentari che hanno manifestato di essere disponibili a sostenere questo progetto politico».

Ma le consultazioni di Conte si concludono con l’ultimatum del leader del M5s, Luigi Di Maio, al Pd. «Se entreranno i nostri punti nel programma di governo si potrà partire altrimenti meglio il voto». Una valanga di reazioni e controreazioni, Conte sale al Colle per un colloquio con il Capo dello Stato, ma è determinato ad andare avanti. Al 1° settembre ancora tante sfide attendono ancora il nascente esecutivo giallorosso, a cominciare dalla scelta del vicepremier al programma di governo.

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