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Il governo Conte-bis tra nuove e vecchie sfide

Evitare l’aumento dell’Iva e portare a termine la riforma sul taglio dei parlamentari, ma anche il piano Impresa 4.0 e il “New deal verde”

Il governo Conte-bis è appena partito ma deve già affrontare parecchie sfide importanti. Le più urgenti sono quelle economiche, anche perché tra breve inizierà la sessione di bilancio: il periodo che tra ottobre e dicembre porterà all’approvazione della manovra finanziaria. Tra le altre cose, il governo dovrà trovare il denaro necessario a scongiurare gli aumenti automatici dell’Iva e mantenere gli impegni in Europa. Ma ci saranno anche questioni non strettamente economiche da affrontare: dall’autonomia regionale all’immigrazione, fino al taglio del numero dei parlamentari.

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Con riferimento alla legge di bilancio per il 2020 la neutralizzazione dell’aumento dell’Iva è uno dei provvedimenti prioritari. Il nuovo ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, dovrà trovare nuove coperture e indicare grossomodo quale percorso il governo intende intraprendere in futuro. Nelle intenzioni del governo si punta a una politica economica espansiva, in modo da indirizzare il Paese verso una solida prospettiva di crescita e di sviluppo sostenibile, senza mettere a rischio l’equilibrio di finanza pubblica. Pd e M5S ritengono che in Ue si debbano «rilanciare investimenti e margini di flessibilità» superando «l’eccessiva rigidità dei vincoli europei in materia di politiche di bilancio pubblico».

Pd e M5s sembrano aver raggiunto un compromesso su un altro punto potenzialmente controverso: il taglio del numero dei parlamentari. La riforma costituzionale che porterà al dimezzamento del numero di deputati e senatori è oramai arrivata all’ultimo voto parlamentare dei quattro necessari per le riforme costituzionali: manca solo un voto della Camera e la riforma sarà legge. La sua definitiva approvazione va accompagnata dalla revisione della legge elettorale in senso proporzionale. La soluzione è dunque quella di proporzionalizzare il sistema elettorale togliendo i collegi e introducendo una soglia congrua (5%). Questa modifica, inoltre, dovrebbe essere accompagnata dall’introduzione in Costituzione della sfiducia costruttiva sul modello tedesco per non aumentare ulteriormente il rischio di ingovernabilità e dall’elettorato attivo per i 18enni anche al Senato.

Un’altra questione complessa è quella delle autonomie regionali, la richiesta di maggiori competenze avanzata nel 2017 dalle regioni Lombardia e Veneto, tramite un referendum, e dalla regione Emilia Romagna. Nel corso del primo governo Conte la Lega aveva preso a cuore la vicenda e aveva realizzato un primo piano di autonomia che sostanzialmente accoglieva tutte le radicali richieste di Lombardia e Veneto. Il piano, infatti, prevedeva di assegnare alle regioni anche la competenza su materie come istruzione e polizia, oltre a una fetta molto più ampia dei loro introiti fiscali. Il Movimento 5 Stelle ha di fatto bloccato la riforma, anche se a parole i suoi dirigenti hanno sempre dichiarato di essere a favore.

Poi ci sarebbe da rivedere la fiscalità alla luce di una flat tax mai nata. Per il governo la riduzione delle tasse va finanziata attraverso la spending review e le tax expenditures che accompagnino la lotta all’evasione fiscale, anche prevedendo l’inasprimento delle pene per i grandi evasori. In cantiere anche la web tax per le multinazionali. Per aumentare crescita e produttività il governo spinge sulla «quarta rivoluzione industriale»: digitalizzazione, robotizzazione, intelligenza artificiale. Il piano Impresa 4.0 è la strada tracciata da implementare e rafforzare. Il Governo intende inoltre potenziare gli interventi in favore delle piccole e medie imprese; favorire l’aumento degli investimenti privati, ancora troppo lontani dalla media europea, in start-up e Pmi innovative. In tema ambientale è previsto lo stop al rilascio di nuove concessioni per la trivellazione e ai nuovi inceneritori. Il governo vuole “un radicale cambio di paradigma culturale” che porti a inserire la protezione dell’ambiente e della biodiversità tra i principi fondamentali del nostro sistema costituzionale.

Ma la questione più spinosa resta l’immigrazione, con la pesante eredità del governo gialloverde su questo tema. All’inizio delle trattative per la formazione del nuovo governo, il Pd aveva posto tra le condizioni fondamentali per l’accordo una netta presa di distanza dalle politiche del governo precedente e la revisione dei due “decreti sicurezza”, le controverse leggi in materia di immigrazione e ordine pubblico volute dall’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Per il M5s era «impensabile». Dopo lunghe trattative nel programma di governo è emersa una posizione di compromesso: i “decreti sicurezza” saranno modificati, ma solo in base alle richieste fatte dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In cambio il Pd sembra aver ottenuto la discussione di una nuova legge sull’immigrazione, o almeno di quella che il programma definisce «una organica normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che nello stesso tempo affronti i temi dell’integrazione».

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