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Da bracciante a ministro: la storia di Teresa Bellanova

Ha iniziato giovanissima a lavorare nei campi, poi il sindacato e la carriera politica: eppure viene attaccata sui social per il titolo di studio e per l’abito indossato alla cerimonia di giuramento al Quirinale

Da quando è iniziato a circolare il suo nome come possibile ministro del governo M5s-Pd, Teresa Bellanova è stata molto criticata sui social e sui giornali da commentatori ed elettori di destra e centrodestra che l’hanno accusata di non essere all’altezza del ruolo poiché il suo unico titolo di studio è una licenza di terza media. Poi il giorno del giuramento da ministro è stata anche criticata per il look sfoggiato al Quirinale. Ma la neo ministra delle Politiche Agricole ha scelto l’ironia per rispondere ai detrattori: «La vera eleganza è rispettare il proprio stato d’animo. Io ieri mi sentivo entusiasta, blu elettrica e a balze e così mi sono presentata. Sincera come una donna». In fondo, una abituata da quando aveva 14 anni a difendere i braccianti da chi gli vuole calpestare i diritti, non si spaventa certo davanti a qualche commento livoroso sui social network. E ha rincarato la dose: «Visto che il blu di ieri ha elettrizzato molti, ho voluto provare con questa mise oggi, che ne dite? #vestocomevoglio oppure no? Secondo voi?».

Teresa Bellanova incassa la solidarietà di tutto il mondo politico: prima il suo partito, poi il sostegno trasversale da diversi parlamentari ed infine la telefonata del presidente del Consiglio Conte. «Con Teresa Bellanova. Senza se e senza ma. Io e tutto il Pd», scrive su Twitter il segretario dem. «Chi insulta Teresa Bellanova per il suo abito, per il suo fisico, per la sua storia di bracciante agricola divenuta sindacalista e poi ministro non è degno di una polemica pubblica», aggiunge Matteo Renzi. Per i neoalleati di governo del M5s «gli insulti rivolti in queste ore alla neoministra Teresa Bellanova sono atti ignobili che offendono tutta l’Italia». Anche le opposizioni si schierano al fianco del neo ministro: per Mara Carfagna «la ministra Teresa Bellanova ha dimostrato impegno e competenza fin dalla più giovane età. Combatterò i suoi provvedimenti quando mi troveranno in disaccordo come la democrazia ci consente. Si vergogni chi la insulta per l’abito, l’aspetto e il titolo di studio».

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Abbandonare gli studi dopo la licenza di terza media, che ora in tanti le contestano, per la ministra Bellanova non si può dire che sia stata una scelta, dato che è dovuta andare a lavorare nei campi come bracciante. Il suo impegno sindacale contro la piaga del caporalato inizia in quegli anni. Nel 1988 diventa segretaria provinciale della Flai Cgil (Federazione Lavoratori Agroindustria) e nel 1996 segretaria provinciale della Filtea Cgil (Federazione italiana Tessile Abbigliamento Calzaturiero). Nel 2006 venne notata da Massimo D’Alema che per la prima volta la candidò alle elezioni politiche. Bellanova entrò in Parlamento da deputata dei Democratici di Sinistra e, dopo la caduta del governo di Romano Prodi, venne ricandidata alle elezioni del 2008. Nel frattempo era nato il Partito Democratico e Bellanova fu indicata da D’Alema tra i cento “saggi” chiamati a scrivere il nuovo statuto del partito. Al congresso del 2009, che arrivò dopo le dimissioni del primo segretario del Pd Walter Veltroni, Bellanova sostenne Pier Luigi Bersani. Entrata in politica nazionale, Bellanova continuò a occuparsi delle condizioni di vita dei braccianti e dei lavoratori agricoli. Fece parte a lungo della commissione Lavoro e nel 2010 fu una dei principali artefici di un’enorme indagine parlamentare sul caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento della manodopera straniera.

Nel 2016 l’incarico di viceministro dello Sviluppo Economico del governo Renzi. Ha approvato e difeso il Jobs act e la riforma dell’articolo 18, cambiando posizione rispetto a quando, quasi 15 anni prima, aveva lottato da sindacalista CGIL contro la sua abolizione da parte del governo Berlusconi. Per queste ragioni, da allora Bellanova è accusata da molti a sinistra di essere una traditrice della causa sindacale. «Nei giorni scorsi ho ribadito spesso come il da fare fosse enorme e non bisognasse sprecare tempo prezioso — ha dichiarato dopo il giuramento al Quirinale — Al lavoro da subito, dunque, per rafforzare la strategicità per il nostro Paese di un segmento come questo per un agroalimentare moderno e di qualità, capace di attrarre occupazione qualificata e occupazione femminile soprattutto».

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