Politica

Casapound oscurata sui social: chiuse pagine e profili Facebook e Instagram

Nel giorno della fiducia bloccati gli account dell’organizzazione di estrema destra: «Diffondono odio»

Casapound scompare dai social proprio durante il dibattito sulla fiducia al governo Conte. Sono stati infatti cancellati da Facebook e Instagram i profili ufficiali del partito e quelli di numerosi responsabili nazionali, locali e provinciali, compresi quelli degli eletti in alcune città italiane. Si tratta di decine di siti e profili vicini all’organizzazione di estrema destra giudata da Gianluca Iannone. A cominciare dalla pagina principale “CasaPound Italia” .

Lo scrivono alcuni militanti dell’organizzazione di estrema destra su Twitter e lo conferma il social network: «Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Per questo motivo abbiamo una policy sulle persone e sulle organizzazioni pericolose, che vieta a coloro che sono impegnati nell’“odio organizzato” di utilizzare i nostri servizi. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia. Gli account che abbiamo rimosso oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram», scrive un portavoce di Facebook in una nota inviata all’Ansa.

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«Ci cancellano perché eravamo in piazza contro il” governo” – reagisce Casapound – Siamo di fronte ad un attacco discriminatorio dal parte dei colossi del web». «Si tratta di un attacco senza precedenti. Siamo schifati – ha commentato presidente di Casapound Italia, Gianluca Iannone – Stanno chiudendo tutti i profili, provinciali, regionali, nazionali e quelli ufficiali, sia del movimento che del blocco studentesco. Stanno arrivando le notifiche a tutti, anche ai responsabili del Primato Nazionale». Risale allo scorso aprile la rimozione definitiva dei profili di Iannone e altri esponenti da Facebook. In quel caso, il colosso aveva parlato di una reiterata violazione delle sue policy, che vietano di sostenere un’organizzazione o un gruppo violento e o criminale, esprimere minacce verosimili a terzi, diffondere discorsi inneggianti all’odio o di discriminazione verso le persone per la loro razza, etnia, nazionalità di origine, religione, sesso, orientamento sessuale o manifestare l’intenzione o il supporto ad atti di violenza fisica.

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