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Porti chiusi o aperti: cosa farà il nuovo governo Conte sull’immigrazione?

In attesa di una decisione sulla Ocean Viking, il premier chiede all’Ue un maggior impegno nella gestione dei flussi migratori: «Chi non partecipa alla ripartizione ne risentirà sul piano finanziario»

Il banco di prova è la Ocean Viking. Dopo che una donna incinta al nono mese è stata fatta sbarcare a Malta, ancora altre 82 persone a bordo della nave, gestita dalle ong Sos Méditerranée e Medici senza Frontiere, attendono un «porto sicuro». Al momento non è arrivata dal nuovo ministro dell’Interno l’indicazione di procedere allo sbarco, ma nemmeno il divieto di accesso, previsto dal cosiddetto “decreto sicurezza bis”, per impedire l’attracco sulle coste italiane di una nave con a bordo migranti. Tutti gli occhi sono puntati su quello che deciderà di fare la ministra Luciana Lamorgese: è la prima prova in tema di gestione dell’immigrazione del nuovo governo.

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Intanto il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti ha dichiarato che la nave Ocean Viking dovrebbe poter attraccare in Italia «senza se e senza ma». È probabile che la linea che l’Italia sceglierà sarà quella di negoziare con altri paesi europei la redistribuzione dei migranti una volta sbarcati. Ed anche il premier Conte, nell’incontro a Bruxelles con la nuova presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ha chiesto un maggiore impegno dell’Europa nella gestione dei migranti.

«C’è grande disponibilità per trovare un accordo, ancorché temporaneo, ma dobbiamo uscire dalla gestione emergenziale dei casi affidati all’Italia: noi vogliamo che ci sia condivisione per la gestione dei flussi migratori. In prospettiva avremo dei Paesi riluttanti, ma chi non parteciperà, ne risentirà a livello finanziario in maniera consistente». Il premier Conte, nella prima uscita europea da premier bis, prova a cambiare registro: non porti chiusi ma rimpatri. «In Italia non possiamo dirci soddisfatti dei rimpatri, ora abbiamo la piena attenzione e condivisione: d’ora in poi il meccanismo dei rimpatri dovrà essere gestito a livello europeo e soprattutto integrando gli accordi che devono essere a livello europei e non bilaterali o affidati a singoli Stati come l’Italia». L’operazione Sophia «non era stata del tutto accantonata» e «in un quadro di rimpatri» a livello europeo «può essere riattivata».

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